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La rigenerazione al Quirino la beffa sveviana contro l’eterna giovinezza

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La rigenerazione Mascia_Caronia©Tommaso Le Pera

Ha debuttato il 10 febbraio al Teatro Quirino La rigenerazione di Italo Svevo, produzione del Teatro Biondo di Palermo e del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con la regia di Valerio Santoro e Nello Mascia protagonista

Testo meno frequentato rispetto ai grandi romanzi sveviani ma densissimo nei suoi nuclei tematici, La rigenerazionemette al centro un uomo avanti con gli anni deciso a sottoporsi a una “moderna” operazione per ringiovanire. Un espediente drammaturgico che diventa dispositivo comico e tragico insieme, coerente con l’universo di Svevo: fragilità, autoinganno, nevrosi, desiderio di sottrarsi al tempo.

La rigenerazione Nello Mascia©Tommaso Le Pera

Dopo “l’operazione”, che a visibilità d’occhi appare inesistente, la metamorfosi non è fisica ma psicologica. I personaggi in scena osservano con curiosità il cambiamento del protagonista: la postura si fa più eretta, i capelli appaiono diversi, il corpo si muove con un’energia rinnovata. Fa ginnastica, consuma il tempo come un giovane lo farebbe, trasformando quelle che prima erano abitudini oziose in slanci vitali. La trasformazione è interiore ma produce effetti concreti nello sguardo e nel comportamento.

In uno dei più intensi monologhi, il protagonista, interpretato da Nello Mascia, rivendica con enfasi la propria nuova condizione: «L’operazione di cui bisogna godere, l’amore appartiene a noi rigeneratori, la bontà, la generosità… i vecchi sono meschini, miseri. Quando saremo in tanti operati ci capiremo l’un l’altro e si potrà arrivare a distinguere un sogno da quella che è la realtà. Per noi tutti rigenerati la vita sarà più bella». Parole che oscillano tra entusiasmo visionario e pericolosa illusione collettiva, quasi un manifesto utopico che svela la deriva ideologica del desiderio di eterna giovinezza.

Interessante la scelta registica di Santoro di collocare nel finale il pensiero onirico del protagonista in uno spazio sospeso, un giardino dominato da un albero al centro della scena, evidente simbolo del ciclo della vita: giovinezza, età adulta, vecchiaia. È lì che si materializza la dimensione interiore dell’uomo, in contrasto con l’ambiente borghese e realistico che lo circonda.

La rigenerazione in scena Fazzi, Piana, Mascia, Parrinello, Prestigiacomo_©Tommaso Le Pera

La regia mantiene un tono sarcastico e beffardo, senza rinunciare alla leggerezza, e invita il pubblico a interrogarsi sulle maschere sociali legate al binomio vecchiaia-giovinezza. Accanto a Mascia, in scena Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio e Roberto Mantovani. Le scene di Luigi Ferrigno costruiscono uno spazio dinamico e simbolico, sostenuto dai costumi di Dora Argento, dalle musiche di Paolo Coletta, dal suono di Hubert Westkemper e dalle luci di Cesare Accetta.

A oltre un secolo dalla sua scrittura, La rigenerazione continua a interrogare il presente: in un tempo che idolatra la performance e la giovinezza, Svevo smaschera con ironia lucida il fragile confine tra sogno di rinascita e rifiuto della realtà.

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