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Equivoci e follia, Il medico dei pazzi al Teatro Quirino

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Il medico dei pazzi- in scena il cast: Luigi Bignone, Giuseppe Brunetti, Francesco Maria Cordella, 
Alessandra D’Ambrosio, Antonio Fiorillo, Giorgio Pinto, Arianna Primavera, 
Giuseppe Rispoli, Ingrid Sansone, Michele Schiano Di Cola al centro Gianfelice Imparato

Dal 26 dicembre all’11 gennaio il Teatro Quirino Vittorio Gassman accoglie la commedia napoletana di Eduardo Scarpetta in occasione del centenario della morte. In scena Gianfelice Imparato, protagonista nel medico dei pazzi, con la regia di Leo Muscato

Una commedia adatta al periodo post-natalizio, capace di prolungare lo spirito delle feste attraverso una comicità leggera e ben costruita. Gianfelice Imparato, nel ruolo di Don Felice Sciosciammocca, zio di Ciccillo, si reca con la moglie a Napoli per accertarsi di come siano stati utilizzati i dieci milioni donati al nipote per studiare medicina e aprire una clinica per matti.

Naturalmente il ragazzo non ha fatto niente di tutto ciò. Ciccillo si è speso tutto il denaro donato dagli zii al gioco e, in linea con la sua scarsa volontà d’impegnarsi, mette in scena, nella Pensione Stella dove alloggia, una finta casa di cura per malati di mente. Fa così chiamare dallo zio i “matti”, definiti “pazienti” o, meglio ancora, “ospiti”, per non turbarli nella loro follia. È certo di poter reggere il gioco e continuare a ingannare i due provinciali zii provenienti da Roccasecca.

Ingrid Sansone e Gianfelice Imparato

Gli equivoci creano scenette esilaranti, interpretate con maestria da tutti gli attori che, in scena, sono ben ritmati nelle battute e nelle entrate e uscite. Il confronto con il celebre film Il medico dei pazzi (1954), interpretato da Totò, è inevitabile, ma la messa in scena riesce comunque a trovare una propria autonomia.

Imparato è un maestro: ogni gesto, espressione e parola genera un turbinio di comicità, trascinando i colleghi e valorizzandone le capacità.

Gianfelice Imparato

La scenografia di Federica Parolini ricorda una cassettiera da cui i personaggi escono ed entrano. Ad un certo punto vengono anche chiusi dietro alcune porte, nei salottini, mimetizzati dalla carta da parati fino a farne scomparire le identità.

Le maniglie in movimento, mentre cercano di aprire le porte, creano momenti di recitazione vibrante anche in assenza degli attori in scena, esaltati da una regia che non trascura alcun dettaglio. Anche gli oggetti di scena sono curati con precisione: dall’aspirapolvere ai telefoni, dal tavolo in formica ai bizzarri costumi.

Da sottolineare la scelta temporale, che non corrisponde al testo originale, essendo lo spettacolo spostato a dopo la legge Basaglia e la chiusura dei manicomi. Non mancano i riferimenti all’elettroshock e alle camicie di forza, mentre le porte chiuse a chiave assumono un valore simbolico, evocando un passato che si è evoluto verso una maggiore consapevolezza.

I “matti”, che matti non sono perché semplici clienti della pensione, diventano personaggi bizzarri, ciascuno con una propria caratteristica. La regia sembra così lasciare allo spettatore un dubbio: se fossero stati rappresentati alcuni decenni prima, sarebbero stati rinchiusi?

Il napoletano, comprensibile e pulito, resta fedele alla tradizione senza risultare ostico, mantenendo la sua principale caratteristica espressiva e contribuendo in modo decisivo all’efficacia comica.

Il medico dei pazzi attraverso la farsa di Scarpetta trova così una lettura rispettosa ma non museale, capace di dialogare con il presente senza perdere ritmo né leggerezza. La regia di Leo Muscato, sostenuta da un cast affiatato e dalla prova magistrale di Gianfelice Imparato restituisce uno spettacolo che diverte e, al tempo stesso, suggerisce una riflessione sottile sul confine tra normalità e follia. Una commedia che funziona pienamente, confermando come il teatro popolare, quando è ben fatto, sappia essere ancora oggi sorprendentemente attuale.

Lo spettacolo è realizzato dai Due della Città del Sole, dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e dalla Compagnia Mauri Sturno.

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