
Un programma dedicato al tardo romanticismo è quello che è stato eseguito in tre date il 5, 6 e 7 febbraio 2026 nella sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica. Sul podio il maestro Lorenzo Viotti a dirigere l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, con lui nella prima parte del concerto il violoncellista Ettore Pagano

In programma Edward Elgar con il Concerto per violoncello e orchestra in mi minore op.85 eseguito da Ettore Pagano. La composizione vanta un debutto difficile, la prima esecuzione avvenne il 27 ottobre 1919 al Queen’s Hall di Londra e non riscosse il giusto successo, a causa forse di scarsità di prove. L’esecuzione di Pagano ha sorretto il paragone inevitabile con l’interprete Jacqueline du Pré che ne ha fatto un classico moderno. Confronto soddisfatto pienamente dal giovane violoncellista che ha eseguito il Concerto con il sorriso e grande complicità con Viotti attraverso sguardi e cenni del capo. È stato un piacere assistere all’esecuzione che ha coinvolto tutti i sensi. Elgar contrariamente alla tradizione classica ha diviso il concerto in quattro sezioni: Adagio.moderato, Lento. Allegro molto, Adagio, Allegro. moderato. Allegro, ma non troppo collegati tra di loro da una forte introspezione alternata a movimenti più vitali. Il violoncello “abbracciato” da Pagano domina l’Orchestra con una forza narrativa unica e intensa dando alla composizione una nuova vitalità moderna.

La seconda parte in programma è dedicata alla Sinfonia n.5 in mi minore op.64 di Pëtr ll’ ič Čajkovskij. Qui il compositore si abbandona al destino, rassegnato, impiega una forma ciclica, in tutti e quattro i movimenti, dal primo Andante. Allegro con anima introdotto dal clarinetto. Nell’Andante cantabile con alcuna licenza la fluidità dei movimenti di Viotti accompagna l’Orchestra e, in alcuni momenti, sembra quasi sorreggerla con il gesto delle sole mani.
Il discorso musicale cresce fino a un culmine tonale che, con l’intervento dei timpani, si arresta in una sospensione corale per poi riprendere intensità fluttuanti lasciando il cuore emotivo agli archi e corno.
Il Valse: Allegro moderato è senza dubbio la parte più apprezzata dal pubblico. Viotti dirige con cenni ancora più armoniosi l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che, nei momenti più vibranti del concerto si esprime donandosi interamente. La danza prende forma, sembra materializzarsi sul palco, domata dal direttore sul podio. In questo movimento si percepisce tutta la freschezza intrisa di maturità compositiva di Čajkovskij.
Nel Finale: Andante maestoso. Allegro vivace l’Orchestra ritrova il vigore iniziale, con percussioni pienamente partecipo allo slancio del movimento. Viotti vive l’intera partitura con entusiasmo contagioso: il corpo partecipa intensamente, il gesto è impetuoso, ogni nota sembra guidata con passione, si percepisce chiaramente il piacere del dirigere, talvolta espresso anche nel gesto di accennare le mani verso il cuore, quasi a voler amplificare l’emozione.

Il concerto si è così compiuto come un unico arco espressivo: dall’intimità dolente del Concerto di Elgar alla tensione risolta della Quinta di Čajkovskij, due visioni diverse ma complementari dell’interiorità umana. la direzione di Viotti fisica e profondamente partecipe, ha saputo tenere insieme questi mondi sonori con coerenza e intensità, trasformando l’ascolto in un’esperienza emotiva condivisa, accentuata da intensi minuti di applausi finali.

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