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Dall’Inferno di Čajkovskij al volo di Stravinskij, tempesta e incanto all’Accademia di Santa Cecilia

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Roma, Auditorium Parco della Musica 18 02 2026 Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia direttore Petr Popelka pianoforte Hélène Grimaud Martinů Thunderbolt P-47 Gershwin Concerto in Fa Čajkovskij Francesca da Rimini Stravinskij L’uccello di fuoco suite 1919 © Musacchio & Pasqualini / MUSA

Un debutto che sa di elettricità ha attraversato la Sala Santa Cecilia con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il 19, 20 e 21 febbraio sul podio dell’orchestra romana sale per la prima volta Petr Popelka, giovane direttore ceco, affiancato dal ritorno di Hélène Grimaud, pianista tra le più carismatiche del nostro tempo

Roma, Auditorium Parco della Musica 18 02 2026 Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Orchestradell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia direttore Petr Popelka pianoforte Hélène Grimaud Martinů Thunderbolt P-47 Gershwin Concerto in Fa Čajkovskij Francesca da Rimini Stravinskij L’uccello di fuoco suite 1919
© Musacchio & Pasqualini / MUSA

Il programma è costruito come una traiettoria in quattro tappe, che attraversa il Novecento europeo e suggestioni americane. Si comincia con Thunderbolt P-47 di Bohuslav Martinů, omaggio sonoro al celebre caccia statunitense: un brano compatto, nervoso, in cui la scrittura ritmica evoca il rombo metallico e l’energia meccanica del volo. Dalla velocità dell’aria si atterra nella New York scintillante del Concerto in Fa di George Gershwin, affidato alla tastiera di Hélène Grimaud, dove jazz e sinfonismo si intrecciano in un dialogo serrato tra pianoforte e orchestra.

Roma, Auditorium Parco della Musica 18 02 2026 Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Petr Popelka pianoforte Hélène Grimaud
Martinů Thunderbolt P-47 Gershwin Concerto in Fa
Čajkovskij Francesca da Rimini Stravinskij L’uccello di fuoco suite 1919
© Musacchio & Pasqualini / MUSA

La seconda parte del concerto si addentra invece nel cuore del grande sinfonismo russo con Francesca da Rimini, Fantasia da Dante op. 32 di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

L’attacco è tuonante, l’orchestra irrompe compatta, quasi a spalancare le porte dell’Inferno dantesco. Poi il clima muta nell’Andante lugubre, dove il suono si fa scuro, tormentato, attraversato da momenti di calma a più intensi, poi da Moderato e Allegro vivo che tengono alta la tensione per quasi mezz’ora di musica intensa in cui tutti gli strumenti acquistano voce per poi amalgamarsi in orchestra. Ed è qui che spiccano trombe, tromboni e percussioni in un crescendo alternato e incalzante.

Eppure, tra i vortici drammatici, affiora quella dolcezza inconfondibile del compositore russo, la stessa vena lirica che attraversa le sue pagine più amate. Il direttore sembra ondeggiare insieme al fraseggio, lasciandosi trasportare dal canto dei clarinetti che emergono sopra il tessuto sonoro, mentre l’arpa, poco dopo, accompagna con delicatezza l’orchestra. Il finale è trionfante: dominano gli archi, compatti, fino a un ultimo gesto all’unisono che suggella la pagina tra applausi calorosi e un entusiasmo palpabile in sala.

Popelka Prag @Vojtech Brtnicky

Quasi figurato, come un’apparizione, è l’inizio de L’uccello di fuoco, seconda suite di Igor Stravinskij.

Dopo l’introduzione, la musica lascia intravedere la creatura fantastica e la sua danza, come se davvero si muovesse sul palco della Sala Santa Cecilia. Dalle Variazioni alla Ronda delle Principesse prevalgono melodie soavi e dolci, di un lirismo sospeso. Poi l’orchestra tuona nella Danza infernale del re Kašej, tra accensioni ritmiche e colori accesi. Il clima si distende nuovamente nel finale: arpa e archi all’unisono intonano una coralità luminosa, i timpani rendono eclatante il disegno ritmico, il triangolo brilla come un lampo, tamburo e piatti siglano un tributo sonoro intenso. Gli archi chiudono in compattezza, consegnando al pubblico un epilogo di grande effetto.

Un “fulmine” annunciato, dunque, che attraversa epoche e stili, mettendo a confronto energia meccanica, febbre romantica e magia fiabesca. E che, almeno per una sera, ha saputo trasformare l’Auditorium romano in un teatro di visioni sonore.

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