
La prima rappresentazione assoluta di Ariadne auf Naxos ebbe luogo a Stoccarda nel 1912, al termine di un lungo lavoro di collaborazione tra Strauss e Hofmannsthal.
Il loro sodalizio artistico fu tra i più fecondi del teatro musicale del Novecento: nella loro concezione musica e parola poetica si intrecciano profondamente, con la partitura che assorbe e amplifica i significati del testo, trasformando la poesia in materia sonora e teatrale.
Il lavoro di Strauss rappresenta uno degli esperimenti più originali del teatro musicale del primo Novecento ed è spesso definito un’opera metateatrale. In Ariadne auf Naxos infatti viene rappresentata la rappresentazione stessa dell’opera: nel Prologo compaiono i personaggi “reali” del teatro, cantanti, musicisti e figure della produzione, mostrando il dietro le quinte del processo creativo e le tensioni che accompagnano la nascita di uno spettacolo.

La scena si presenta con un allestimento dominato dal bianco, attraversato da tre porte dalle quali fanno il loro ingresso i personaggi dello spettacolo. Da una di queste appare Zerbinetta, interpretata da Ziyi Dai, con un abito rosso acceso che rompe la neutralità dello spazio scenico. Attorno a lei si muove la compagnia degli attori, impegnata in una continua successione di entrate e uscite che genera un dinamismo costante sulla scena. Il movimento corale costruisce progressivamente una tensione teatrale che trova uno dei suoi momenti più intensi della rappresentazione nel confronto tra Zerbinetta e il Compositore, interpretato da Angela Brower.

Un altro momento particolarmente apprezzato dal pubblico arriva nel corso dell’Opera, quando Zerbinetta si presenta davanti alla grotta di Ariadne e intona la celebre aria “Großmächtige Prinzessin”. In questa scena il personaggio cerca di consolare Ariadne con una visione più leggera e disincantata dell’amore, sostenendo che ogni passione può essere superata e trasformata. L’aria, tra le più virtuosistiche del repertorio per soprano di coloratura, diventa così uno dei momenti musicali più spettacolari della serata.
«Siam qui donne tra noi, non batte in ogni petto un misterioso, misterioso cuore?». Osservando Ariadne, la descrive «bella, superba, immobile, come fosse Ella già statua sulla propria tomba». In questo dialogo emerge il nucleo umano dell’opera: due donne, due cuori, due modi diversi di vivere la passione e l’abbandono, ma unite da un medesimo mistero emotivo.
È proprio in questo passaggio che i due universi, quello reale del teatro e quello mitico della rappresentazione, iniziano progressivamente a mescolarsi, dando vita a un singolare intreccio tra opera seria e commedia.

Nella lettura scenica di David Hermann, i due quadri dell’opera mettono in evidenza una forte dualità tra le due figure femminili centrali: da una parte Zerbinetta, estrosa e spregiudicata, dall’altra Ariadne, figura fedele e tragica, prigioniera del proprio abbandono. Questo contrasto diventa uno degli elementi drammaturgici principali dello spettacolo.
Lo spettacolo si avvale delle scene di Jo Schramm, delle luci di Fabrice Kebour e dei costumi di Michaela Barth. Hermann, già presente nella stagione con Inferno di Lucia Ronchetti, alterna momenti di forte tensione drammatica a suggestioni visive che richiamano anche l’immaginario pittorico rococò di Jean-Antoine Watteau.
Sul podio dirige il maestro Maxime Pascal, interprete particolarmente apprezzato per il repertorio del Novecento e contemporaneo. Fondatore dell’ensemble Le Balcon, Pascal ha costruito una carriera internazionale dirigendo nei principali teatri europei e collaborando con compositori come Kaija Saariaho, Salvatore Sciarrino e Luca Francesconi.
Il ruolo di Ariadne è affidato al soprano Axelle Fanyo, mentre il tenore Tuomas Katajala interpreta Bacchus. Accanto a loro, nel cast figurano anche Äneas Humm (Harlekin), Charles Morillon, Adrian Eröd, Matteo Ivan Rašić, Karl Huml, Manuel Günther, Michela Guarrera, Lukáš Zeman, Dan Karlström e Giovanni Di Deo. I giovani artisti del Fabbrica Young Artist Program — Jessica Ricci, Sofia Barbashova e Dayu Xu — interpretano rispettivamente Najade, Echo e Lakai.
Dopo la prima rappresentazione del 1° marzo, trasmessa in diretta da Rai Radio3, lo spettacolo è tornato in scena il 4 e il 6 marzo e prosegue con le ultime repliche dell’8 e del 10 marzo, riportando sul palco romano uno dei titoli più singolari e raffinati del repertorio straussiano.





