Dal 10 al 22 marzo arriva in scena Il padrone, testo del drammaturgo Gianni Clementi, presentato da Società per Attori e Mielemovie e diretto da Pierluigi Iorio. Accanto a Nancy Brilli recitano Fabio Bussotti e Claudio Mazzenga, con scene di Alessandro Chiti, costumi di Josè Lombardi, light design di Javier Delle Monache e aiuto regia di Federico Le Pera
Si apre il sipario e la scenografia, semplice ma efficace, accoglie il pubblico con un velo bianco che ricopre i mobili della casa dei Consalvi. Quel telo viene subito rimosso, come un passato che riaffiora improvvisamente, lasciando emergere uno spazio scenico essenziale ma carico di memoria, pronto lentamente a riempirsi di colore e tensione.
La vicenda prende avvio da un fatto storico preciso: con l’entrata in vigore delle Leggi razziali italiane del 1938, molti ebrei italiani affidarono i propri beni a prestanome fidati per sottrarli agli espropri. Così Marcello e Immacolata Consalvi si ritrovano improvvisamente proprietari di quattro appartamenti e due negozi appartenuti al loro padrone, deportato lontano dall’Italia.
L’azione si svolge nel 1956, in una Roma innevata. Marcello, ragioniere scrupoloso e fedele, continua a credere possibile il ritorno del padrone; Immacolata, invece, è convinta della sua morte e si abitua rapidamente alla nuova condizione sociale ed economica. Ma proprio quando la loro vita sembra ormai stabilizzata, qualcuno bussa alla porta.
Di fronte a quel bussare inatteso, entrambi i coniugi sono arsi dalla paura. Ma la domanda che attraversa tutta la vicenda resta sospesa: è davvero il padrone atteso oppure è il loro rimorso di coscienza a bussare nelle loro teste? In un attimo perdono la “nobiltà” acquisita negli ultimi anni e riaffiora il loro vero essere, mentre i ricordi della miseria tornano vivi e reali.

Immacolata comincia allora a costruire rocamboleschi motivi per convincere il marito a non restituire nulla. Arriva perfino a trasformare la presunta attrazione del padrone nei suoi confronti in un racconto di violenza, mentre denigra Marcello ricordandogli che quegli averi gli sono stati affidati soltanto perché lei, agli occhi del padrone, non era altro che un oggetto di desiderio. I due coniugi oscillano continuamente tra distanza e complicità: si respingono e si riavvicinano, mentre il sesso diventa per lei una merce di scambio e al tempo stesso l’espressione del panico che li travolge.
Lo spettacolo è costruito come un atto unico, in cui i diversi quadri si susseguono attraverso rapidi bui di scena che segnano, per pochi secondi, i cambiamenti di situazione e di atmosfera, mantenendo serrato il ritmo della narrazione.
Calata nel contesto storico di un’Italia in cui il ricordo della povertà era ancora vivo e tangibile, la pièce assume un significato particolare, restituendo con efficacia le tensioni morali e sociali di quegli anni. Il pubblico ha apprezzato l’interpretazione di Nancy Brilli, protagonista indiscussa dello spettacolo e interprete capace di sostenere con energia e presenza scenica il cuore del racconto.

Accanto a lei, Fabio Bussotti e Claudio Mazzenga offrono prove solide e convincenti e accompagnano con misura lo sviluppo della vicenda sostenendo efficacemente il ritmo dell’azione. La regia di Pierluigi Iorio esalta i personaggi dando loro i due aspetti di tragedia e allegria uniti nel dualismo della scelta con una selezione delle musiche che accompagna perfettamente la pièce.
Tra tensione, ironia e improvvisi colpi di scena, Il padrone di Gianni Clementi accompagna lo spettatore in un viaggio dentro le fragilità dell’animo umano, dove il confine tra paura, opportunismo e coscienza diventa sempre più sottile. Una storia ambientata nel passato che riesce però a parlare con sorprendente chiarezza anche al presente.






