Dal 21 al 26 aprile il Teatro Quirino Vittorio Gassman di Roma ospita uno dei titoli più rappresentativi del teatro dialettale genovese, “Pignasecca e Pignaverde” di Emerico Valentini in collaborazione Teatro Sociale Camogli e il Teatro Nazionale di Genova. Protagonista e regista è Tullio Solenghi, che torna a confrontarsi con l’universo di Gilberto Govi, proseguendo un percorso iniziato nel 2022 con “I maneggi per maritare una figlia”
Lo spettacolo rappresenta il secondo capitolo di un progetto dedicato alla riscoperta e valorizzazione del repertorio goviano, capace ancora oggi di intercettare il gusto del pubblico contemporaneo. Dopo il successo delle precedenti repliche dei Maneggi per maritare una figlia, oltre 80, con decine di migliaia di spettatori, Solenghi torna a “indossare” la celebre maschera ligure, questa volta nei panni di Felice Pastorino, figura centrale della commedia.

Al centro della commedia Pignasecca e Pignaverde una vicenda che ruota attorno alla figura dell’avaro Felice Pastorino, incarnazione di un archetipo senza tempo. Attraverso una trama ricca di equivoci, interessi economici e sentimenti contrastati, si sviluppa un microcosmo familiare che riflette, con ironia e precisione, la società ligure di un tempo. Il contrasto tra il matrimonio d’interesse imposto alla giovane Amalia e il suo amore per Eugenio diventa il motore narrativo di una storia che alterna comicità e osservazione sociale.
Il paragone con Gilberto Govi è inevitabile, ma Tullio Solenghi riesce a donare alla pièce il giusto brio, conferendo quel sapore in più che nulla toglie al classico conosciuto. Il suo Felice Pastorino, un avaro genovese magistralmente costruito, vive anche grazie al sorprendente lavoro di trasformazione curato da Bruna Calvaresi, mentre l’accurata cornice scenica ideata da Davide Livermore, ricca di dettagli, cala lo spettatore indietro nel tempo, rendendolo quasi dimentico della contemporaneità.
Al fianco di Solenghi un cast affiatato che riunisce volti già noti al pubblico e nuove presenze: Claudia Benzi, Laura Repetto, Matteo Traverso, Stefano Moretti, Roberto Alinghieri, Mauro Pirovano e Stefania Pepe. Proprio la presenza di Pirovano, attore e comico genovese, rafforza il legame con la tradizione locale, in particolare nella celebre scena del sigaro, uno dei momenti più iconici della pièce.
La tradizione di “sistemare” la figlia attraverso il miglior matrimonio possibile si intreccia qui con una trama più emotiva e sfaccettata: da un lato il padre, calcolatore e avaro, dall’altro l’uomo incapace di separarsi davvero dalla giovane Amalia, attratta da un futuro lontano, nelle Americhe. Attorno a lui si muove un turbinio di figure femminili e maschili che ne amplificano contraddizioni e fragilità, rendendolo al tempo stesso perno e limite della famiglia.

Sarà il finale, nella più classica rappresentazione della televisione generalista che unisce ogni generazione, a fare da collante attraverso il Festival di Sanremo 1958, presentato da Gianni Agus e Fulvia Colombo, e segnato dal trionfo di “Volare” di Domenico Modugno e Johnny Dorelli. Proprio sulle note di “Nel blu dipinto di blu” il pubblico lascia la sala con un sorriso nostalgico e commosso, come dopo aver preso parte a un rito collettivo capace di attraversare il tempo.








