È stato il Teatro Quirino ad accogliere la prima di Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello, produzione dell’Associazione Culturale Progetto Teatrando, con la regia di Giampaolo Romania e l’interpretazione del Maestro Pippo Pattavina, affiancato da Francesca Ferro e da un cast d’insieme compatto e di grande coerenza artistica. La pièce sarà in scena fino al 9 novembre
Sin dalle prime battute, si percepisce l’intento della regia: restituire a Pirandello la sua forza corrosiva, la sua capacità di smascherare l’ipocrisia borghese non con proclami, ma attraverso il sottile gioco dei paradossi morali. Romania costruisce uno spettacolo sobrio e rigoroso, in cui ogni gesto è calibrato per far emergere la tensione tra apparenza e verità, tra convenzione sociale e bisogno di autenticità.
Al centro, la figura di Angelo Baldovino, interpretato da un Pippo Pattavina in stato di grazia: il suo Baldovino è un uomo ferito e orgoglioso, che trasforma l’onestà in una forma di rivalsa, un’arma sottile contro la falsità che lo circonda. Pattavina domina la scena con naturalezza, senza eccessi, ma con una presenza che riempie ogni pausa, ogni silenzio. Il suo sguardo ironico e la voce, ora affilata, ora quasi dimessa, danno corpo a un personaggio che non predica la virtù, ma la impone come atto rivoluzionario.
Francesca Ferro, nei panni di Agata, regala una prova intensa e misurata, disegnando un personaggio complesso, diviso tra la convenienza e un crescente desiderio di sincerità. Attorno a loro, Debora Bernardi, Riccardo Maria Tarci, Giampaolo Romania, Aldo Toscano, Giuseppe Parisi e Anastasia Caputo costruiscono un microcosmo umano variegato, dove la mediocrità e il compromesso sociale diventano maschere dietro cui si nasconde la paura della verità.
All’inizio si apre il sipario su un dialogo tra Maurizio e Fabio: si intuisce subito che l’argomento tocca temi delicati legati alla reputazione di Agata, incinta di Maurizio, già sposato. La decisione di maritarla con Angelo Baldovino viene discussa nel salotto come una partita a carte: “È un bell’uomo, di bell’aspetto” osserva Fabio, e subito Maurizio si preoccupa che possa diventare un concorrente, non solo un fantoccio prestanome, o meglio, prestacognome. “Avrei preferito un uomo modesto” ribatte con tono risentito.
Angelo Baldovino, interpretato da Pippo Pattavina, è un uomo di cultura ma, soprattutto, un paladino dell’onestà, cui Pirandello affida una voce limpida e spiazzante. Si presenta dichiarando: “Sposerò per finta una donna, ma per davvero l’onestà”, riferendosi al bambino che dovrà nascere senza colpa alcuna in un apparente matrimonio perfetto. Baldovino porta sulla scena la verità e l’onestà come strumenti dirompenti, che mettono a nudo la mediocrità del mondo piccolo-borghese.
Pattavina interpreta il personaggio con grande sicurezza, calandosi nel ruolo con naturalezza crescente: convince gli altri protagonisti e conquista il pubblico, a cui strappa più volte il sorriso. Manipola la famiglia che gli chiede di “salvare” l’onore di Agata, ma nel farlo ribalta ogni pretesa, restituendo coerenza e verità a una vicenda fondata sulla menzogna.
Le scene di Salvo Manciagli sono essenziali e funzionali: pochi elementi evocano un interno borghese asettico, quasi privo di vita, che riflette la sterilità morale dei personaggi. I costumi della Sartoria Pipi Palermo aggiungono un tocco d’epoca elegante senza mai scivolare nella caricatura, mentre le luci di Santi Rapisarda cesellano con precisione le zone d’ombra di un dramma dominato dalla tensione etica e interiore.
In scena, Il piacere dell’onestà non è solo un dramma morale, ma un atto di denuncia: un gioco delle parti in cui la verità diventa contagiosa e destabilizzante, fino a travolgere chi credeva di potersene servire.
Romania firma una regia sobria, rispettosa ma non accademica, in cui Pirandello rivive nella sua modernità: Il piacere dell’onestà diventa specchio di un presente in cui la verità è ancora un rischio e l’onestà, più che una virtù, un gesto di disobbedienza civile.
Alla fine, gli applausi lunghi e sentiti del pubblico del Quirino hanno confermato non solo la qualità dell’allestimento, ma anche l’attualità bruciante del testo: l’onestà come scandalo, come piacere paradossale, come atto di libertà.
Approfondimento. Storia e significato: “Il piacere dell’onestà” di Luigi Pirandello
Scritto nel 1917 e rappresentato per la prima volta a Torino, Il piacere dell’onestà appartiene al periodo più fecondo della produzione teatrale di Luigi Pirandello, quello in cui l’autore esplora con acume il rapporto fra maschera e identità, fra verità e finzione.
Il dramma nasce da una novella omonima del 1911, poi rielaborata per la scena. La trama ruota attorno a Angelo Baldovino, un uomo dalla reputazione compromessa che accetta di sposare per finta una donna incinta, al solo scopo di salvare le apparenze. Ma il finto matrimonio diventa un campo di battaglia morale: Baldovino sceglie di vivere davvero secondo i principi dell’onestà, mettendo in crisi l’ipocrisia di chi lo circonda.
Pirandello, con la sua ironia tragica, mostra come la verità e la coerenza possano risultare scandalose in una società costruita sulla menzogna. Il piacere dell’onestà resta così uno dei suoi testi più attuali: un invito a guardarsi allo specchio e chiedersi quale maschera indossiamo ogni giorno.







