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La sorpresa di una playlist in scena al Teatro Parioli

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"La playlist più bella del mondo" al Teatro Parioli

Al Teatro Parioli Costanzo di Roma, dal 27 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026, Riccardo Rossi e Leonardo Colombati portano in scena La Playlist più bella del mondo, uno spettacolo che utilizza la musica come strumento narrativo per riflettere sul legame tra memoria personale, identità collettiva e pratica dell’ascolto.

Esiste un territorio teatrale poco frequentato, in cui l’azione cede il passo alla risonanza emotiva e la scena diventa uno spazio di attraversamento interiore. La Playlist più bella del mondo si colloca in questa zona di confine, scegliendo di costruire il proprio impianto non attorno a una trama, ma a una sequenza di evocazioni. Qui il teatro non rappresenta: accoglie.

Riccardo Rossi @Massimiliano Fusco

Il sipario si apre e sul palco Riccardo Rossi inizia il suo monologo. Parte dalle origini della musica e alle sue spalle compare la scritta 590 d.C., lo spettatore, sorpreso, si prepara a un attraversamento millenario. Ma Rossi, con consapevole maestria narrativa, disinnesca subito l’aspettativa e accelera il tempo, catapultando il racconto nell’età contemporanea.

È a questo punto che irrompe Good Times degli Chic (1979) e, insieme al brano simbolo della disco-funk americana, entra in scena il suo compagno di ventura, Leonardo Colombati.

Leonardo Colombati @Massimiliano Fusco

La scenografia è essenziale: uno schermo, due poltroncine lineari, un tavolino basso. Un allestimento volutamente sobrio che richiama la memoria televisiva del Maurizio Costanzo Show, per decenni ospitato proprio su questo palco. Ma qui siamo ad oggi ed il tema è la musica, e… i ricordi.

Il dialogo prende forma attraverso una domanda semplice e disarmante riferendosi alla canzone più bella del mondo: qual è la tua prima canzone?


Inizia Colombati, che torna al 1974, a un’infanzia attraversata dalla voce di Mina «una sottile signora bionda» che canta Non gioco più. Rossi risponde con Gianni Morandi, raccontando non tanto il successo iniziale, quanto la difficoltà di rialzarsi quando la carriera sembrava già conclusa. Due memorie diverse, due traiettorie emotive, che rivelano immediatamente la direzione dello spettacolo: non celebrare i miti, ma raccontare.

Da qui in avanti lo spettacolo procede come un flusso continuo di aneddoti, battute, deviazioni improvvise e ricordi condivisi.

Si passa dagli anni Sessanta di Mogol alle colonne sonore di Ennio Morricone, dalla canzone d’autore italiana di Gino Paoli alla voce senza tempo di Frank Sinatra. Il cinema entra in scena con Rocky (1976) e C’era una volta in America (1984), mentre la musica pop globale trova uno dei suoi snodi più simbolici in We Are the World (1985), con Lionel Richie e l’impegno collettivo per l’Africa, senza dimenticare Barbra Streisand e il suo immaginario emotivo.

Il rischio, all’inizio, era quello di assistere a una serata costruita come una semplice sequenza di brani, un elenco di ascolti uno dopo l’altro. Invece, l’energia condivisa dalla coppia sul palco e la qualità degli aneddoti raccontati riescono a trascinare gli spettatori, trasformando lo spettacolo in una rivelazione inaspettata.

È vero, nelle battute iniziali si percepisce una lieve tensione di Rossi, chiamato ad aprire il racconto e a reggerne il peso. Ma è una tensione che si scioglie rapidamente, non appena le parole e i ricordi prendono il sopravvento. Da quel momento la narrazione acquista fluidità, e con essa emergono i sentimenti, lasciando spazio a un ascolto autentico e partecipe.

Il dialogo tra Rossi e Colombati funziona proprio perché non pretende di spiegare: suggerisce, accompagna, lascia spazio allo spettatore. La competenza musicale non diventa mai ostentazione e l’ironia non scivola nella leggerezza fine a se stessa. Ogni brano della playlist è un pretesto per tornare a un momento preciso della propria vita.

Si conclude senza dirvi di più, a sorpresa, con un viaggio che potrà farvi scendere una lacrima e canticchiare un brano uscendo dal Teatro Parioli.