
All’Auditorium Parco della Musica, dal 9 all’11 aprile, il direttore Daniel Harding torna per il sesto appuntamento della stagione, alla guida dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, con Igor Levit solista, in un programma dedicato a Johannes Brahms ed Edward Elgar

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Daniel Harding
violino Clara-Jumi Kang*
Debussy Prélude à l’après-midi d’un faune
Prokofiev Concerto per violino n. 2
Brahms Sinfonia n. 2
Musacchio, Pasqualini/MUSA
La grandezza di questo Concerto n. 1 in re minore per pianoforte e orchestra di Johannes Brahms, scritto in quattro anni a partire dal 1854, si percepisce sin dall’attacco del Maestoso: archi e timpani esplodono per alcuni minuti prima di lasciare spazio al pianoforte e alla maestria di Igor Levit.
Sesto appuntamento di stagione con il pubblico romano con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Harding, affiancato dall’Orchestra, esplora il pianismo brahmsiano in una delle sue pagine più intense e complesse.

All’improvviso il silenzio dell’Orchestra lascia libero spazio alle note del pianoforte. Le dita di Levit toccano i tasti prima dolcemente, poi con maggiore intensità. Il tema iniziale si fa sempre più presente e cambia con le variazioni, rendendo l’ascolto sempre nuovo eppure familiare al pubblico. Segue uno sviluppo trionfante, dando una intensità appassionata, unica ed estatica.
Nell’Adagio lo spazio iniziale è anch’esso dell’Orchestra, che delicatamente introduce l’assolo del pianoforte: meraviglioso, un’estasi pura, in questa danza che riprende corale nel Rondò: Allegro ma non troppo. Qui, insieme, debuttano con una diversa intensità e potenza.
Composto tra il 1854 e il 1858, il concerto rappresenta l’approdo di Brahms alla grande forma orchestrale, dove il pianoforte non è solo solista ma parte integrante di una fitta trama sinfonica.
Alcuni passaggi sono sublimi e, mentre il direttore Daniel Harding ondeggia nel dirigere e sembra fluttuare sul podio. Più tradizionale appare Levit, concentrato e chino sui tasti bianchi e neri, da cui scaturisce la meraviglia del concerto di Brahms, che non fu accolto piacevolmente dal pubblico ma che trovò, come sempre, l’appoggio di Clara Schumann, che lo definì “bello nei particolari e difficile nell’insieme”.

Forse Brahms aveva guardato troppo oltre, con una voce ancora poco compresa e apprezzata.
La seconda parte del concerto vede protagonista Edward Elgar con le Variations on an Original Theme (Enigma), op. 36: è appunto un enigma musicale, una storia narrata attraverso le note dell’Orchestra.
Composta nel 1899, la partitura è una galleria di ritratti musicali dedicati agli amici del compositore, legati da un tema principale mai esplicitato, l’enigma, che attraversa l’intera opera, tra momenti di profonda introspezione e passaggi di brillante virtuosismo orchestrale.

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
In prova direttore Daniel Harding pianoforte Igor Levit
Brahms Concerto per pianoforte n. 1 Elgar Enigma Variations
©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Pasqualini/MUSA
In apertura, una dichiarazione d’amore alla moglie Caroline Alice Roberts, poi un susseguirsi di dediche agli amici per concludersi con se stesso: un ritratto unico, ogni variazione un carattere, note che raffigurano gli amici e le persone care.
Apprezzate nell’epoca, le Variations furono eseguite per la prima volta a Londra nel 1899. Oggi, a Roma, Harding conquista il pubblico anche per la sua eleganza e per una direzione fluida e coinvolgente. Gli applausi finali ne sono la conferma, associati agli entusiasti commenti uscendo dalla Sala Santa Cecilia
Il concerto sarà trasmesso in differita su Rai 5 giovedì 16 aprile alle ore 21.20, mentre dopo le repliche romane il programma proseguirà in tournée europea tra Parigi, Bruxelles, Colonia, Baden-Baden e Francoforte.
Accademia di Santa Cecilia: conferenza stampa di presentazione della stagione 26/27






