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Quando il corpo parla oltre le parole, un Sogno di una notte di mezza estate al Quirino

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Sogno di una notte di mezza estate al Teatro Quirino- Melania Giglio

La platea è gremita e l’attesa si sente. Sta per iniziare Sogno di una notte di mezza estate, classico shakespeariano visto e rivisto in ogni forma scenica, dalle più fedeli alle più bizzarre. Questa messinscena, firmata da Daniele Salvo e prodotta da Bis Tremila con il Teatro Quirino, è a mio avviso la migliore in assoluto. Convincono i costumi di Daniele Gelsi, la recitazione e la lettura dell’opera, che ne restituisce l’anima fiabesca senza tradire il testo

Il racconto parte da un’Atene sconvolta, con le stagioni impazzite e un gelo che è prima di tutto dell’anima, mentre si preparano le nozze tra Teseo e Ippolita. Il bosco, luogo di sogno e di magia, diventa lo spazio in cui ciascuno può ritrovare la propria natura. Qui la ragione e l’istinto, l’apollineo e il dionisiaco, il bello e il bestiale convivono.

Foto @lepera

Nel bosco regna Puck, il folletto dispettoso, timido e insicuro, che attraverso la pozione dirige gli amori dei malcapitati e poi canta, si trasforma, diventa potente e governa attraverso la voce il palco, in e a lui dà vita Melania Giglio, che era la scelta più naturale. Pochi giorni fa la stessa attrice concludeva, sul palco dello stesso Quirino, i Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. Dal Novecento inquieto passa così all’interpretazione fiabesca del folletto, con una versatilità che dice molto del suo talento. Accanto a lei, Alessandro Marmorini e Carlotta Mangione danno corpo alla doppia natura dei sovrani, Teseo e Oberon, Ippolita e Titania. Federico Gatti è un Bottom di buona presenza, e insieme ai suoi compagni di teatranti incarna il teatro nel teatro, che con goffaggine e poesia porta in scena i segreti del cuore.

I colori e i costumi sono un piacere per gli occhi, e le scene di Fabiana Di Marco e le luci di Giuseppe Filipponio sostengono bene l’incanto.

A colpire è soprattutto la fisicità degli interpreti, gli attori si distinguono per movenze e presenza scenica. Qui il corpo parla oltre le parole. Spiccano Giulia Guastella (Elena) e Matilda Farrington (Ermia) quando si muovono, corrono, si rotolano sul palco e soprattutto interpretano. Se la lingua di Shakespeare è già potentissima, attraverso il corpo i personaggi prendono vita, e noi entriamo in loro grazie alle battute e alle interpretazioni insieme.

Bellissima anche la soluzione del doppio piano scenico, che ricorda una quarta parete. I burattini mossi da Puck e dal re ripetono le movenze degli attori in scena, tra lotte e scontri, ma con una gioia e una fluidità dei corpi che incantano. Questo allestimento nasce con una giovane compagnia bilingue, pensata per recitare sia in italiano che in inglese, nella traduzione e adattamento di Salvo, Giglio e Marioletta Bideri.

Ma ciò che più conquista, alla fine, è il divertimento che si percepisce in scena. Gli attori giocano, e il piacere con cui interpretano arriva fino all’ultima fila. Non era scontato. Shakespeare è già corposo e intenso di suo, e dargli un’impronta personale rendendolo leggero è molto più difficile che restare aderenti alla lettera.

Qui ci si riesce senza tradire il testo: la rappresentazione classica lascia il posto a qualcosa di nuovo, che sorprende e incanta. È uno di quegli spettacoli che si scoprono la prima sera e si vorrebbe rivedere più di una volta, per cogliere ogni volta un dettaglio diverso.

Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, regia di Daniele Salvo. Teatro Quirino, Roma, dal 3 all’8 novembre 2026.