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Serena Autieri principessa del Teatro Sistina in “My Fair Lady”

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Debutto nazionale di “My Fair Lady” con la regia di A. J. Weissbard il 3 novembre al Teatro Sistina di Roma. Il musical prodotto da Enrico Griselli con Serena Autieri, Ivan Castiglione e Manlio Dovì sarà in scena fino al 26 novembre. L’adattamento italiano è di Vincenzo Incenzo, la direzione musicale di Enzo Campagnoli 

Un cast incredibile ha preparato e lavorato al musical di Lerner & Loewe’s e ispirato alla commedia “Pigmalione” di George Bernard Shaw a sua volta ispirata al mito di Pigmalione di Ovidio. Ricordiamo tutti anche la splendida versione cinematografica del 1964 di George Cukor con una meravigliosa Audrey Hepburn nel ruolo di Eliza Doolittle e Rex Harrison ad interpretare Higgins.

Serena Autieri

Sul palco del Teatro Sistina è Simona Autieri la povera fioraia di Covent Garden “vittima” dell’esperimento organizzato dal professor Higgins (Ivan Castiglione) e l’amico Pickering (Manlio Dovì). Il glottologo britannico decide di scommettere con l’amico di riuscire a trasformare la sboccata e ignorante fioraia in una perfetta dama inglese da presentare a un ballo di nobili in cui è presente la regina di Transilvania.

Foto di scena “My Fair Lady”

Il dottor Higgins ne uscirà trionfante e il ballo sarà un successo, nessuno si accorgerà delle origini umili della ragazza. Ma nei sei mesi trascorsi a casa Higgins la fioraia sarà cambiata.

Il tempo trascorso dal professore lavorando alla fonetica con bizzarri esercizi con le biglie in bocca, pronunciando improbabili scioglilingua come “La rana in Spagna gracida in campagna” ricambiati in premio con dei cioccolatini all’inizio ambiti dalla povera fioraia ma che poi diverranno non più una novità ma parte della sua nuova vita temporanea perderanno di attrattiva, sarà determinante nella sua vita.

Eliza si sentirà per la prima volta parte di qualcosa, ricolma di attenzioni e al centro di un progetto importante seppur per scommessa, i due amici cambieranno la fioraia Eliza e con lei le sue ambizioni. Forse la protagonista era più felice prima, nell’ignoranza della piazza di Covent Garden con il suo spasimante storico; aprendo gli occhi, non apparterrà più né al mondo precedente e neppure a quello presente.

La commedia “My Fair Lady” si trasforma così da una commedia nata con un gioco divertente, una scommessa, in una difficile storia d’amore in cui i risvolti sociali delineano le classi di appartenenza londinesi dell’epoca, ma la storia avrà il lieto fine?

Rivelatoria la frase del padre di Eliza (Gianfranco Phino) “Prima ti spinge nella classe media e poi ti riporta indietro” riferendosi al professor Higgins.

E se la commedia può far nascere nello spettatore molteplici dubbi etici e morali il musical è una ventata di freschezza che rallegra gli animi umani. Una favola realizzata splendidamente in un susseguirsi instancabile di canti, balli e dialoghi incalzanti e ritmati.

Non c’è il tempo di annoiarsi e alla fine delle tre ore di spettacolo si esce soddisfatti e desiderosi di poterlo rivedere. Serena Autieri ha doti canore eccezionali, canta benissimo, in alcuni momenti anche sdraiata per terra, segno di un’ottima maestria della voce, inoltre sono evidenti i risultati delle lezioni di ballo che le permettono di cimentarsi a fianco dei ballerini.

Tra le numerose canzoni interpretate da Serena Autieri la versione italiana di “I Could Have Danced All Night” riscuote calorosi applausi del pubblico entusiasta che uscirà dal Teatro Sistina, al termine del musical, senz’altro più sognatore.

Una menzione speciale alla costumista Silvia Frattolillo per l’attenzione e la cura sia negli abiti apparentemente più comuni sia per quelli da sogno di Eliza aristocratica, alle corse dei cavalli o per l’attesissimo ballo, sia nel rosa cipria del discorso finale quando “abbandona” Higgins incapace di dimostrare i propri sentimenti. In scena gli abiti e le luci visionarie di un artista internazionale come A. J. Weissbard rendono la favola ancora più reale.