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Pappano torna a Santa Cecilia: Kavakos e Schubert per un nuovo trionfo sinfonico

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Roma, Auditorium Parco della Musica 13 07 2020 Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Antonio Pappano direttore Beethoven Sinfonia n. 4 e n. 7 ©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Ianniello & Pasqualini

Antonio Pappano torna sul podio della Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma per il secondo appuntamento della stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. I concerti, in programma il 28 e 29 maggio alle ore 20 e il 30 maggio alle ore 18, vedono protagonista anche il violinista greco Leonidas Kavakos in un programma che accosta il Novecento visionario di Karol Szymanowski al grande sinfonismo romantico di Franz Schubert

Il concerto di questa sera segna il ritorno di Antonio Pappano sul palco della Sala Santa Cecilia, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia insieme al violinista Leonidas Kavakos, protagonista del Concerto n. 2 per violino e orchestra op. 61 di Karol Szymanowski.

Leonidas Kavakos

Kavakos appare immobile e intensissimo accanto all’orchestra: figura esile, alta, i capelli neri e il violino stretto tra le mani quasi a prolungarne il corpo. L’attacco del Moderato. Molto tranquillo nasce proprio dal suo suono, raccolto e introspettivo, ma è subito chiaro che non sarà l’unico momento in cui il violinista dominerà la scena. Szymanowski gli lascia spazio più volte nel corso dei circa venti minuti del concerto, in un continuo emergere e dissolversi del solista dentro la materia orchestrale.

Il violino non viene mai isolato davvero: si amalgama con l’orchestra, ne attraversa le sonorità, si intreccia ai colori timbrici di una partitura che alterna lirismo e slancio visionario.

Kavakos affronta la scrittura con rigore assoluto e intensità poetica, sostenuto da un Pappano attentissimo agli equilibri e alle sfumature. Il risultato è trionfale.

Pappano e Kavakos in prova

Pappano, del resto, è amatissimo dal pubblico romano. Lo si percepisce chiaramente nell’attesa della seconda parte del concerto, quando il suo ritorno sul podio viene accolto da applausi ancora più calorosi.

La Sinfonia n. 9 in do maggiore “La Grande” D.944 di Franz Schubert è la scelta ideale per completare la serata. Composizione monumentale e ricca di momenti brillanti, debutta con l’Andante. Allegro ma non troppo, nel quale emergono progressivamente tutti gli elementi dell’Orchestra. Colpisce lo spazio inconsueto affidato ai tromboni, qui non semplice sostegno armonico ma voce pienamente protagonista.

Nell’Andante con moto prende forma un ritmo definito e preciso, quasi una marcia energica modellata dalle mani di Pappano.

Da ogni gesto del direttore traspare l’affinità reciproca con l’Orchestra: il dialogo è continuo, naturale, costruito su anni di intesa musicale.

Nello Scherzo: Allegro vivace il movimento delle braccia di Pappano sembra diventare esso stesso musica. Ogni accenno, ogni gesto appare completo, esaustivo, capace di dare forma alla composizione attraverso gli strumenti. Pappano quasi danza sul podio, disegnando nello spazio le traiettorie sonore dell’orchestra.

Bellissimo il passaggio in cui gli archi si alternano al corno in un dialogo musicale di rara eleganza. La sala ascolta estasiata la bellezza dell’interpretazione, seguendo il fluire di una partitura che non perde mai tensione.

Ed eccoci al Finale: Allegro vivace. Le trombe esultano, trascinando il movimento conclusivo di una sinfonia impegnativa, che vede tutti gli strumenti suonare senza sosta come un unico organismo. È come assistere a un solo grande respiro collettivo, in cui ogni musicista diventa parte indispensabile di una stessa voce sonora.

Resta quasi un rimpianto pensare che Schubert, scomparso troppo presto, non abbia mai potuto ascoltare l’esecuzione della sua “Grande”, avvenuta soltanto dieci anni dopo la sua morte a Lipsia.

Una pagina immensa che, sotto la direzione di Pappano, ritrova oggi tutta la sua forza vitale e il suo slancio epico.

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