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Bychkov e Ax incantano Santa Cecilia tra Mozart e Strauss

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Bychkov e Ax in prova con l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia

Alla Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, il direttore Semyon Bychkov è tornato alla guida dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per un concerto andato in scena il 21, 22 e 23 maggio. Accanto a lui il pianista Emanuel Ax, protagonista del Concerto per pianoforte n. 22 K 482 di Wolfgang Amadeus Mozart e del debutto del nuovo pianoforte Steinway & Sonsdella Fondazione. Nella seconda parte della serata, Bychkov ha diretto la monumentale “Eine Alpensinfonie” di Richard Strauss, conducendo il pubblico in un viaggio sonoro tra paesaggi alpini, tempeste e contemplazione

Il direttore Semyon Bychkov con il pianista americano Emanuel Ax

Alla Sala Santa Cecilia, il ritorno di Semyon Bychkov si è trasformato in una delle serate più intense della stagione sinfonica romana. Sul podio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il direttore russo ha costruito un programma di forte contrasto espressivo: da una parte la limpidezza formale del Concerto per pianoforte n. 22 K 482 di Wolfgang Amadeus Mozart, dall’altra la grandiosità visionaria della “Eine Alpensinfonie” di Richard Strauss.

Ax Foto NigelParry

Protagonista della prima parte è stato il pianista americano Emanuel Ax, accolto con entusiasmo dal pubblico romano. Il concerto segnava anche il debutto ufficiale del nuovo pianoforte Steinway & Sons acquistato dalla Fondazione, strumento che ha immediatamente rivelato una tavolozza sonora brillante e una notevole trasparenza timbrica.

Bychkov Foto Petr Chodura

L’inizio del Concerto per pianoforte K 482 lascia spazio, nell’Allegro, agli archi prima di introdurre il pianoforte guidato da Ax. Siamo improvvisamente catapultati indietro di tre secoli: la predominanza del timbro mozartiano è così forte che la sala sembra trasformarsi, riportando il pubblico alla Vienna della prima esecuzione del 23 dicembre 1785. Bychkov accompagna il pianista con gesto attentissimo agli equilibri sonori, mettendo in risalto la ricchezza dell’orchestrazione mozartiana e la naturale fluidità dei temi.

Il vigore dell’Allegro si attenua nell’Andante, dai toni più cupi, con gli archi resi sinuosi dalla direzione di Bychkov attraverso ampi movimenti. Entra poi il pianoforte, riprendendo lo stesso tema con delicatezza e continuità. Meraviglioso il dialogo tra il primo violino e il clarinetto, nel quale si inserisce il pianoforte con naturalezza. Ne emerge una lettura raffinata, quasi cameristica nei momenti più lirici, ma sempre sostenuta da una tensione narrativa viva e pulsante.

L’ultimo Allegro varia il tema precedente e riprende pienamente il carattere mozartiano, riconoscibile e gioioso in ogni sua sfaccettatura. Passione e divertimento prendono forma attraverso il pianoforte, sotto le magistrali mani di Ax, regalando al pubblico un continuo arricchimento sonoro. Al termine dell’esecuzione, il pianista ha concesso un bis molto apprezzato dal pubblico: il Valzer n. 3 in la minore op. 34 n. 2 di Frédéric Chopin, eseguito con tocco delicato e grande sensibilità espressiva.

Partitura di “Eine Alpensinfonie”

Dopo l’intervallo, la scena è stata interamente conquistata dalla monumentale “Sinfonia delle Alpi”, vasto poema sinfonico in cui Strauss traduce in musica l’esperienza di un’ascesa in montagna, dall’alba fino al ritorno della notte. Qui Bychkov ha mostrato tutta la sua autorevolezza interpretativa, guidando l’orchestra attraverso una partitura immensa e complessa con straordinaria lucidità architettonica.

La “Eine Alpensinfonie”, amatissima da Strauss, che la diresse fino a poco prima della morte, conduce il pubblico in un’esperienza immersiva e profonda. L’inizio, rappresentato dalla Notte e poi dall’Alba, avvolge immediatamente la sala. Impetuosa è la nascita del giorno: ogni passo dell’ascesa viene percorso con l’accompagnamento delle note fino alla cima della montagna. Si attraversano ruscelli, cascate, prati e pascoli insieme al compositore e alla numerosa orchestra.

L’Orchestra di Santa Cecilia risponde con compattezza e brillantezza timbrica: ottoni potenti ma controllati, archi compatti e percussioni spettacolari danno vita ai paesaggi sonori straussiani, tra improvvisi temporali, slanci eroici e aperture di grande respiro contemplativo. L’escursione in montagna diventa così il simbolo di un’intera esistenza, con le sue difficoltà, i suoi slanci e infine la pace, in una ciclicità che riporta ancora una volta alla notte. Bychkov riesce a donare un timbro diverso a ciascuna di queste molteplici sfaccettature, guidando orchestra e pubblico attraverso un viaggio sonoro di straordinaria forza evocativa.

Il pubblico della Sala Santa Cecilia ha salutato gli interpreti con lunghi applausi, tributando un’accoglienza calorosa a Bychkov e ad Ax al termine di una serata che ha unito precisione tecnica e grande impatto emotivo.