Home Notizie Locali La bohème: immagine, vibrazione, memoria nell’allestimento di Livermore al Teatro dell’Opera

La bohème: immagine, vibrazione, memoria nell’allestimento di Livermore al Teatro dell’Opera

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La bohème_Carolina López Moreno (Mimì)_ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma 2026

La nuova ripresa de La bohème di Giacomo Puccini al Teatro dell’Opera di Roma, in scena dal 14 al 25 gennaio 2026, porta al Costanzi l’allestimento firmato da Davide Livermore, autore di regia, scene, costumi e luci, in coproduzione con il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia

Alla rappresentazione del 20 gennaio entrando nel teatro si ha subito la sensazione di trovarsi di fronte a un’esperienza diversa dalla consuetudine, prima ancora che la musica inizi. Già dall’immagine di copertina, affidata a Artworks-Elena Manferdini e toccando il libretto, si percepisce qualcosa di nuovo: La Bohème rompe idealmente una parete-rifugio nel passato, proponendo un allestimento e interpretazioni moderne che dichiarano fin da subito l’intenzione del regista. Sul podio dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma Jader Bignamini, impegnato in una concertazione attenta al respiro teatrale e alla parola cantata. Tutto vibra.

L’opera, ambientata a Parigi negli anni ’30-’40 dell’Ottocento, racconta la vita dei giovani bohémiens, tra sogni, arte e amori fragili,  così un terreno perfetto per il dialogo tra atmosfera storica e invenzioni scenografiche contemporanee.

Suddivisa in due atti di un’ora ciascuno, l’opera raggruppa nel primo due quadri: l’incontro, nella fredda vigilia di Natale a Parigi, tra Rodolfo e Mimì, a casa di lui, insieme al poeta Marcello, il pittore, e ad alcuni amici. Goliardia e risate riscaldano la nottata, che progettano di proseguire al Caffè Momus. Rodolfo rimane e tarda a raggiungere gli amici ed è in quel momento che Mimì bussa alla sua porta chiedendogli di accendere il lume spento.

L’amore è immediato: due anime unite nel freddo della notte. È qui che i primi applausi echeggiano nel Teatro Costanzi; l’interpretazione è perfetta, senza esitazioni. Le arie «Che gelida manina» e «Sì, mi chiamano Mimì» incantano il pubblico.

 

La bohème ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma 2026

 

Cala il sipario per pochi minuti, ma non è un intervallo, e sulla scena appaiono gli artisti della Scuola di Canto Corale, diretti da Ciro Visco, e della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma. Insieme a loro saltimbanchi, ballerine, fanciulle e fanciulli, artisti di strada fanno festa, e vi è l’incontro tra Musetta e Marcello, amanti abbandonati che si ritrovano.

La bohème_Desirée Rancatore (Musetta), Nicola Alaimo (Marcello)_ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma

Cala il sipario con Mangiafumo inginocchiato, sullo sfondo le tonalità della Notte stellata di Van Gogh, 1889 e la Tour Eiffel. Omaggi agli impressionisti che si ripetono con numerose citazioni visive proiettate sulla scenografia.

La bohème Nicola Alaimo (Marcello), Saimir Pirgu (Rodolfo), Carolina López Moreno (Mimì) ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma

Ma è nel secondo atto che la spensieratezza bohémienne scompare per lasciare spazio alla tragedia. L’amore ormai consolidato tra Rodolfo e Mimì vacilla tra i dubbi della gelosia, lei è sempre più malata: è freddo, è inverno. Si lasciano e si riprendono, promettendosi di lasciarsi in primavera, ad aprile, mentre sullo sfondo si aprono i boccioli di tulipani. Cambio di scena, e la narrazione porta lo spettatore alla conclusione pucciniana della Bohème: la morte di Mimì.

Si riprende l’aria «Che gelida manina» e prevalgono colori scuri, grigi, il freddo di un amore che fugge via con la vita. Un mazzo di girasoli gialli sul grembo, Mimì è sdraiata sul velluto rosso di un divanetto. In scena, applausi per le interpretazioni e per la modernità del regista: la tragedia è presente ma quasi in sordina, il vortice di colori e di vita dei primi tre quadri la sovrasta, rendendola immortale.

Nella rappresentazione del 20 gennaio, Carolina López Moreno offre una Mimì di grande controllo espressivo, lontana da ogni patetismo, sostenuta da una linea di canto omogenea e luminosa. Saimir Pirgu affronta Rodolfo con slancio generoso e intensa partecipazione emotiva. Di particolare rilievo il Marcello di Nicola Alaimo, solido vocalmente e autorevole scenicamente. Alessio Arduini (Schaunard) e William Thomas (Colline) completano con equilibrio il gruppo dei bohémiens, mentre la Musetta di Desirée Rancatore si distingue per brillantezza e misura interpretativa. Nei ruoli di Benoît e Alcindoro Matteo Peirone assicura chiarezza teatrale e precisione.

Questa Bohème romana si configura così come un’esperienza teatrale stratificata, in cui l’apparato visivo dialoga costantemente con la partitura pucciniana. La scelta di mantenere la tragedia in una dimensione quasi sommessa, lasciando che sia la vita, nei suoi colori, nei suoi slanci e nelle sue contraddizioni, a dominare la scena, restituisce al capolavoro di Puccini una forza emotiva che parla con naturalezza allo spettatore contemporaneo.

Intervista a Jader Bignamini e Carolina López Moreno

video di Francesco Siciliano