Dal successo televisivo a un percorso costruito nel tempo: con Scrivimi quando arrivi (punto), album uscito il 9 gennaio per Atlantic Records e Cvlto Music Group, eroCaddeo chiude un primo capitolo e apre una nuova fase fatta di coerenza, contatto diretto con il pubblico e canzoni nate dall’esperienza
In occasione dell’uscita dell’album pubblicato il 9 gennaio, abbiamo avuto l’occasione di incontrare Damiano, in arte eroCaddeo. Un disco che rappresenta la chiusura di un primo percorso artistico e, allo stesso tempo, l’inizio di una nuova fase dopo l’esperienza a X Factor. Tra brani inediti, riletture acustiche e un forte legame con la Sardegna, eroCaddeo racconta il suo modo di scrivere, il rapporto con il pubblico e la volontà di rimanere fedele a sé stesso, senza maschere e senza compromessi commerciali.
Per capire meglio il cuore di questo nuovo progetto e il percorso che lo ha portato fino a qui, abbiamo parlato direttamente con lui dei brani, delle emozioni e delle radici che animano l’album.
L’album si apre con una traccia inedita con piano, violino, basso e contrabbasso. È una registrazione particolare: sembra di entrare subito in un ambiente “reale”, quasi da dietro le quinte. È una scelta voluta, un’introduzione per calarci nel mood dell’ascolto?
eroCaddeo: «Sì, è la registrazione che stavano facendo gli archi del brano “luglio” in acustica. L’intro è quello che facevo ai concerti, prima di X Factor».
Tra i brani nuovi troviamo “odio il caffè” e “no potho reposare”, un omaggio alla tua terra, la Sardegna.
«“odio il caffè” è il singolo del disco e “no potho reposare” è una cover che ho voluto mettere, che portavo nei concerti da un po’. C’è anche un brano rivisitato, “gravità zero”: abbiamo cambiato l’arrangiamento in un sound che vogliamo dare adesso».
Partendo dal titolo, il singolo “punto” è quello che hai portato a X Factor ed è stato un grande successo. Il titolo dell’album riprende proprio da lì?
«È una deluxe dell’EP uscito lo scorso aprile, con l’aggiunta di “punto” tra parentesi, come una chiusura di questo inizio di percorso».
Questo inizio di percorso comprende tutto quello che hai vissuto prima di X Factor. C’è una spaccatura tra il “prima” e il “dopo”, considerando il successo esplosivo arrivato con la tv?
Erocaddeo: «Sono tanti anni che lavoriamo e gli obiettivi li avevamo, non dico intravisti ma quasi, con “Luglio” che era andato molto bene soprattutto a Cagliari. Entrare a X Factor è stata la scelta giusta per portare un altro inedito ed è andato meglio di quanto mi aspettassi, perché tengo sempre le aspettative più basse, è andata male molte volte e devo ricalibrarmi ogni volta. La sto vivendo bene, è un lavoro nuovo. Adesso che stiamo facendo i firmacopie è diverso, mi piace conoscere le persone. È un pubblico nuovo e vario, perché la tv fa questo, ma sono tutti molto gentili, carini e sensibili. Penso sia perché le canzoni che facciamo sono soprattutto questo. Cerco sempre di diminuire il distacco con il pubblico: chi ha fatto un po’ di gavetta come me sa che nei concerti live, nei club, non ci sono tantissime persone e hai modo di parlare con loro. L’ho sempre fatto e oggi mi sta aiutando tanto».
Hai parlato spesso al plurale: scrivi personalmente i testi delle canzoni?
«Parlo al plurale perché con le persone con cui lavoro siamo amici. Sì, scrivo tutto io, poi mi faccio aiutare quando sento che mi serve. Un autore bravissimo Francesco Pesaresi è uno dei miei migliori amici. Scrivo il brano e, se ho bisogno di vedere qualcosa, lo faccio con lui, è un piccolo genio».
Hai dei momenti particolari in cui scrivi?
«Scrivo perché mi piace. Per me è come andare a giocare a calcetto. Scrivo per piacere e ci sono periodi in cui scrivo di più e scopro dei lati di me che non conosco. C’è tanta introspezione nei momenti più difficili. Parto dalle melodie, poi devo scrivere le parole. È più il piacere di fare le melodie stesse».
I brani si basano molto sulle esperienze che hai avuto. Venendo alle tue origini: sei nato a Modena, cresciuto in Sardegna e ora vivi a Torino. L’ultimo brano è legato alla Sardegna. Quanto sei legato a questi luoghi?
«A Modena ho vissuto solo i primi cinque anni, non la ricordo molto. La Sardegna è la mia vita e da giugno a settembre sono sempre lì. La distanza mi ha fatto scrivere tanta musica: ho gli amici, la famiglia e il clima. A Torino ci sono le montagne, ma a me serve l’orizzonte, il mare».
Ora senti di avere una responsabilità nei confronti del tuo pubblico, visto che la tv è stata un veicolo di accelerazione? Che messaggio vuoi che arrivi?
«Sono sempre stato molto spontaneo e diretto, senza troppi filtri. Sono contento perché senza sforzo sono semplicemente io. L’obiettivo è continuare così, senza inventarmi un personaggio o maschere. Credo che il pubblico mi accetti così come sono e voglio rimanere così, avere un rapporto diretto, come se fossimo in un certo senso amici».
Dopo i giorni di firmacopie inizierai il tour.
«Ad aprile iniziamo da Bologna e poi sono sei date in tournée».
Anche dai social, in particolare Instagram, si percepisce il carattere e la volontà di mantenere la tua impronta.
«Era così prima di X Factor e non abbiamo voluto cambiare niente. La coerenza per me è fondamentale: non voglio costruire un personaggio, voglio restare me stesso. Se le persone mi seguono, è perché si riconoscono in quello che scrivo e canto. Voglio continuare così, senza filtri e senza maschere, con un rapporto diretto con chi ascolta».







