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Alexandre Desplat dirige le sue colonne sonore: emozioni sotto le stelle di Massenzio

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La Basilica di Massenzio, nel cuore del Parco Archeologico del Colosseo

Il 9 luglio, in occasione del terzo appuntamento della stagione estiva dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dedicato alle colonne sonore di Alexandre Desplat, tornata a esibirsi nella Basilica di Massenzio dopo 47 anni, nell’ambito di un mese di concerti che vedrà alternarsi artisti di fama internazionale e risuonare sotto il cielo di Roma le musiche di Čajkovskij, Verdi, Gershwin, Chopin, Mozart, Händel e Vivaldi, la mia esperienza è iniziata ben prima dell’attacco della prima nota. È cominciata con una riflessione sull’accessibilità, un tema che dovrebbe accompagnare ogni grande evento culturale

Per chi, come me, in questo momento, ha difficoltà motorie, raggiungere la sede del concerto “Il mondo cinematografico di Alexandre Desplat: Harry Potter e le musiche da Oscar” non è stato semplice. L’organizzazione dell’Accademia di Santa Cecilia si è dimostrata attenta mettendo a disposizione una navetta elettrica per accompagnare il pubblico lungo la salita del Clivo di Venere Felice fino alla Basilica. Il vero problema, però, era arrivare al punto di partenza della navetta.

Come mi è stato spiegato dal tassista che mi accompagnava, il collegamento diretto verso l’area dei Fori Imperiali non era più percorribile dalle auto bianche; una limitazione che, insieme alle caratteristiche della zona, rende particolarmente complesso l’accesso per chi ha difficoltà motorie.

Sono così arrivata in Basilica con circa venticinque minuti di ritardo rispetto all’inizio del concerto. La mia recensione riguarda quindi la parte finale del primo tempo e la seconda parte della serata, entrambe dedicate al mondo cinematografico di Alexandre Desplat.

Alexandre Desplat

La presenza del compositore francese sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia rappresentava uno degli appuntamenti più attesi della stagione estiva. Vincitore di due Premi Oscar, per The Grand Budapest Hotel e La forma dell’acqua, e autore di oltre centotrenta colonne sonore, Desplat è oggi una delle figure più autorevoli della musica per il cinema. La sua scrittura, raffinata e immediatamente riconoscibile, ha accompagnato film di registi come Wes Anderson, Guillermo del Toro, Terrence Malick, David Fincher e Greta Gerwig, contribuendo a dimostrare come la musica da film abbia ormai conquistato un posto stabile anche nelle grandi stagioni sinfoniche.

Vedere Desplat dirigere la propria musica è un’esperienza che aggiunge una dimensione ulteriore all’ascolto. La sua direzione è essenziale, priva di ogni compiacimento scenico. I gesti sono decisi, netti, precisi: le braccia disegnano gli attacchi con sicurezza e guidano ogni sezione orchestrale con estrema chiarezza.

Ma, quando la partitura lo richiede, quei movimenti si trasformano, diventano morbidi, quasi carezzevoli, accompagnando il fraseggio con una delicatezza che sembra modellare il suono direttamente nell’aria. È una gestualità elegante, coerente con una scrittura musicale fatta di equilibrio, trasparenza timbrica e continua ricerca del colore orchestrale.

Durante il concerto, dedicato alle sue pagine più celebri, la musica sembra liberarsi dalle immagini cinematografiche dalle quali è nata per acquisire una propria autonomia narrativa. Le melodie evocano naturalmente i film, ma riescono anche a vivere indipendentemente dallo schermo, costruendo nuovi paesaggi interiori nell’immaginazione di chi ascolta.

A rendere ancora più intensa l’esperienza è la cornice della Basilica di Massenzio. Le antiche mura dialogano con le sonorità orchestrali in un equilibrio sorprendente: la monumentalità del sito archeologico non schiaccia la musica, ma la accoglie e la amplifica sul piano emotivo. Lo sguardo si perde tra le arcate illuminate mentre le note sembrano riempire uno spazio che appartiene insieme alla storia e al presente.

In questo connubio tra archeologia, musica e cinema, l’immaginazione è libera di viaggiare. Le colonne sonore di Desplat diventano il filo conduttore di un percorso che attraversa mondi diversi, sospesi tra memoria cinematografica e suggestione musicale. È la dimostrazione di come una grande partitura possa continuare a raccontare storie anche quando le immagini si spengono, lasciando che sia ogni ascoltatore a costruire il proprio film interiore.

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