Home Teatro Desert Films, James Franco tra Lynch, Hollywood e il teatro nel teatro

Desert Films, James Franco tra Lynch, Hollywood e il teatro nel teatro

0
James Franco in Desert films

Dal 29 settembre al 4 ottobre 2026, il Teatro Ambra Jovinelli di Roma ospita Desert Films, performance teatrale scritta da James Franco, che ne cura anche la regia insieme a Peter Gold, e interpretata dallo stesso Franco con Blaine Kern III. Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, James Franco & Ashton Ramsey, in collaborazione con Theatre 29, arriva nella capitale all’interno della tournée italiana che attraversa Napoli, Solomeo, Roma, Firenze e Milano. In scena, accanto ai due protagonisti, anche la cantante Elli Papadiamanti e il pianista Konstantino Diminakis

Dopo la bellissima interpretazione della cantante Elli Papadiamanti, elegante, bionda, avvolta in un abito scuro, accompagnata al pianoforte da Konstantino Diminakis, la scena cambia improvvisamente registro. Entra James Franco, telecamera in mano, il volto completamente dipinto di bianco. È un’immagine che richiama immediatamente il Mystery Man di Lost Highway di David Lynch, il personaggio interpretato da Robert Blake: una presenza inquietante, quasi immobile, dal volto bianco e indecifrabile, sospesa tra il reale e il metafisico.

Ma Franco non si limita a riprodurre quel personaggio. Lo porta dentro un dispositivo teatrale completamente nuovo. Davanti a lui c’è Blaine Kern III, giovane attore rapito, legato a una sedia, apparentemente prigioniero del suo carceriere.

James Franco e

Ma quel giovane può essere letto anche come il suo alter ego: l’attore che vuole emergere, bello, giovane, desideroso di successo e, almeno apparentemente, ancora privo di una vera profondità. È una versione più giovane di quell’uomo che Franco interpreta e che guarda il proprio passato come qualcosa da correggere, dominare, plasmare.

È significativo che sia proprio una macchina da presa a stabilire il rapporto tra i due. Franco filma continuamente il suo prigioniero, lo osserva attraverso l’obiettivo, lo trasforma in immagine. E così il potere non passa soltanto attraverso il rapimento fisico, ma attraverso la possibilità di decidere chi viene visto e come viene visto. Il giovane attore è davanti alla macchina da presa proprio perché ha bisogno di esserci davanti: la fama diventa una forma di dipendenza, quasi una droga.

James Franco

È qui che Desert Films trova la sua intuizione più interessante. Franco non racconta semplicemente il cinema: lo fa accadere dentro il teatro. La telecamera diventa un secondo occhio, mentre lo schermo restituisce al pubblico ciò che sta accadendo sul palcoscenico. A volte Franco inquadra il suo compagno di scena, altre volte sposta l’obiettivo verso la platea, includendo gli spettatori stessi nella rappresentazione. Il pubblico non è più soltanto quello che guarda: diventa improvvisamente qualcosa che può essere guardato.

Il risultato è un continuo cortocircuito tra cinema e teatro. Vediamo contemporaneamente l’attore sul palco e la sua immagine proiettata; vediamo la realtà della performance e la sua trasformazione in linguaggio cinematografico. Franco gioca proprio su questa sovrapposizione, creando una sorta di teatro nel cinema e cinema nel teatro.E poi ci sono quei ghigni, quei sorrisi deformati, quella fisicità sopra le righe che fanno pensare inevitabilmente al Joker. È un’associazione che nasce quasi spontaneamente guardando Franco muoversi in scena

Ed è proprio questa oscillazione a rendere lo spettacolo sorprendente: Desert Films è a tratti inquietante, a tratti grottesco, a tratti apertamente comico. Il pubblico viene accompagnato dentro un universo apparentemente oscuro per poi essere spiazzato da una battuta, da un’espressione, da una situazione quasi assurda.

Desert Films si rivela così una piacevole sorpresa: uno spettacolo che diverte, inquieta e provoca, senza rinunciare a una componente sperimentale. Franco gioca con la propria immagine, con quella di Hollywood e con quella dello spettatore, costruendo un’esperienza che alterna il grottesco al comico e il cinema al teatro.

Una rivelazione, dunque, inaspettata e piacevole, quella di James Franco sul palcoscenico italiano: non soltanto l’attore che conosciamo dal cinema, ma un artista disposto a mettersi in gioco e a trasformare la propria stessa immagine in materia scenica.

Presentata oggi la 21ª edizione Festa del Cinema di Roma: 18 film in concorso, grandi protagonisti omaggi a Vitti e Pontecorvo