
Sandra Bullock e Nicole Kidman tornano nei panni delle sorelle in Amori & Incantesimi 2, sequel del cult del 1998 diretto da Susanne Bier dal 10 settembre, distribuito da Warner Bros. Pictures. Tra magia ancestrale, sorellanza, maternità e nuove generazioni, il film prova a riaprire le porte di quella casa vittoriana che, più ancora di un semplice set, è diventata negli anni un luogo della memoria cinematografica.
Ci sono film che il tempo trasforma. Non necessariamente perché diventano più importanti dal punto di vista cinematografico, ma perché finiscono per occupare uno spazio particolare nell’immaginario collettivo. Amori & Incantesimi, arrivato nelle sale nel 1998 con Sandra Bullock e Nicole Kidman, appartiene a questa categoria. All’epoca accolto in maniera non sempre entusiastica, il film di Griffin Dunne ha trovato negli anni una seconda vita, alimentata soprattutto dal pubblico, dalla televisione e, più recentemente, dai social network.
A quasi trent’anni di distanza, Sally e Gillian Owens tornano dunque a confrontarsi con la magia, con la propria famiglia e, soprattutto, con ciò che significa essere sorelle.
Dopo il primo film del 1998, le sorelle Owens vengono rappresentate con la stessa sintonia e complicità, ovviamente più adulte, ma ancora profondamente unite da quel rapporto fatto di protezione, affetto e alleanza. La loro dinamica rimane uno dei punti centrali del film: Sally è prudente, razionale e protettiva, mentre Gillian continua a rappresentare l’istinto, la libertà e il rifiuto di rinnegare ciò che è.
Siamo sempre lì: le sorelle maledette non possono amare e il sortilegio, questa volta, finisce per ripercuotersi sulla figlia della Bullock, all’oscuro della vera natura della propria famiglia. Sally ha cercato di proteggere le figlie dal passato, arrivando persino a nascondere loro la magia. Ma ciò che viene nascosto per amore, prima o poi, torna a galla.
Nel mezzo ci sono Kylie e Antonia, interpretate da Joey King e Maisie Williams, la nuova generazione Owens. Anche loro sono diverse: Kylie è istintiva, curiosa e avventurosa, mentre Antonia, studentessa di medicina, è più razionale e disciplinata. Sono però accomunate da quello stesso legame profondo che da sempre unisce Sally e Gillian.

JOEY KING as Kylie and MAISIE WILLIAMS as Antonia in “Amori & Incantesimi” a Warner Bros. Pictures release.
La sceneggiatura riprende quindi gli elementi fondamentali del primo film, ma li trasporta in una dimensione più generazionale. La magia diventa una metafora dell’eredità familiare, dei traumi che passano da una generazione all’altra e della difficoltà di capire quanto sia giusto proteggere qualcuno e quando, invece, quella protezione rischi di trasformarsi in una prigione.
Uno degli elementi più delicati del progetto era naturalmente il ritorno di Sandra Bullock e Nicole Kidman. Ritrovare Sally e Gillian quasi trent’anni dopo significa ritrovare anche una delle anime del primo film.
Le due attrici sembrano conservare intatta quella particolare sintonia che aveva reso speciale il rapporto tra le sorelle Owens. Bullock porta ancora una volta sullo schermo la Sally più controllata e protettiva, mentre Kidman incarna la Gillian più istintiva e libera.
Sono due metà dello stesso intero. Possono essere opposte, possono litigare e non comprendersi, ma sono incapaci di esistere davvero l’una senza l’altra.
Ed è proprio questa complicità a permettere al film di mantenere un filo diretto con il passato. Non sono soltanto i personaggi a essere tornati: è tornato il loro rapporto, con tutto il peso del tempo trascorso.
Accanto a loro, il ritorno di Dianne Wiest e Stockard Channing nei ruoli di zia Jet e zia Franny aggiunge un ulteriore elemento di continuità. Le due matriarche rappresentano quasi un ponte vivente con il primo film, riportando nella storia quell’ironia e quella dimensione domestica che appartengono da sempre al mondo delle Owens.
Il rapporto con il film del 1998 è inevitabilmente fortissimo. Amori & Incantesimi non può essere giudicato ignorando ciò che il primo capitolo è diventato negli anni: un film rivalutato dal pubblico, trasformato progressivamente in un piccolo oggetto di culto.
La nostalgia, però, non viene utilizzata soltanto per riproporre ciò che già conosciamo. Il nuovo film prova a raccontare cosa è successo a quelle donne e a quella famiglia dopo quasi trent’anni.
Ed è qui che la pellicola trova uno dei suoi aspetti più interessanti: non cerca di fingere che il tempo non sia passato. Sally e Gillian sono più adulte, hanno vissuto, sofferto, amato e cresciuto una nuova generazione. Anche il pubblico è cambiato.
Per questo il ritorno alla casa Owens assume un valore quasi emotivo. È come tornare in un luogo della propria memoria e scoprire che, pur essendo cambiato, conserva ancora qualcosa di familiare.
Susanne Bier raccoglie l’eredità di Griffin Dunne e imprime alla storia una sensibilità differente. La sua regia privilegia l’eleganza, il romanticismo e la dimensione emotiva, alleggerendo i tratti più gotici e oscuri del primo film.
La pellicola appare quindi molto più patinata. La fotografia, le ambientazioni, i colori e la cura scenografica trasformano il mondo delle Owens in una vera e propria favola contemporanea.
Ed è proprio questa scelta che modifica maggiormente la percezione della storia. La maledizione rimane, la magia rimane, ma tutto appare più morbido, luminoso e rassicurante. La storia sembra quasi raccontata attraverso il filtro della memoria.
Questo ha un vantaggio e un limite. Da una parte rende il film piacevole e accessibile; dall’altra attenua quella particolare atmosfera sospesa tra commedia, romanticismo, magia e gotico che aveva caratterizzato il film originale.
La regia di Bier sembra quindi interessata meno al lato oscuro della magia e molto di più a ciò che la magia permette di raccontare: la famiglia, la maternità, la sorellanza, la perdita e la paura di trasmettere ai propri figli ciò che abbiamo ereditato.
Se c’è un elemento del primo Amori & Incantesimi diventato davvero iconico, è la casa della famiglia Owens.
La grande abitazione vittoriana, con la sua cucina, il giardino, la serra e gli interni così riconoscibili, è diventata negli anni parte integrante dell’immaginario del film. Nel sequel viene quindi trattata quasi come un personaggio.
La ricostruzione della casa diventa un modo per riaprire concretamente la porta del passato. Non è soltanto una scenografia: è il luogo nel quale la memoria del primo film incontra la nuova storia.
Ed è probabilmente questa una delle intuizioni più riuscite del progetto. Tornare nella casa significa tornare dentro quel mondo, ma anche riconoscere che il tempo è passato e che gli stessi ambienti oggi appartengono a una nuova generazione.
Anche la musica contribuisce a creare il ponte con il film originale.
Il primo Amori & Incantesimi aveva costruito una parte importante della propria identità attraverso una colonna sonora diventata quasi inseparabile dalle immagini. Nel sequel la musica torna ad avere una funzione emotiva molto forte, accompagnando la nostalgia, i rapporti familiari e i momenti romantici. La partitura di Rupert Gregson-Williams recupera inoltre il tema musicale del film originale, creando una continuità immediatamente riconoscibile. È una scelta che funziona proprio perché non ha soltanto un valore musicale: è memoria. Bastano poche note per riportare lo spettatore dentro il mondo delle Owens.
Il vero centro del film, alla fine, non è neppure la magia.
La maledizione che impedisce alle donne Owens di vivere pienamente l’amore rimane un elemento importante della storia, ma diventa soprattutto il mezzo attraverso cui parlare di qualcosa di più universale: ciò che ereditiamo dalla nostra famiglia e ciò che scegliamo di lasciare alle generazioni successive.
Sally crede di fare la cosa giusta nascondendo alle figlie la magia. Gillian, invece, pensa che sia necessario accettarla e imparare a conviverci.
Ed è proprio questo il conflitto più interessante: quanto possiamo proteggere le persone che amiamo prima che la protezione diventi una forma di prigionia?
Kylie e Antonia rappresentano la possibilità di interrompere questo meccanismo. Non devono necessariamente rinnegare ciò che sono, ma nemmeno devono essere obbligate a ripetere le scelte delle donne che le hanno precedute..
La sceneggiatura riprende con intelligenza i temi del primo film e li trasporta nella dimensione della maternità e delle nuove generazioni. Le interpretazioni di Sandra Bullock e Nicole Kidman funzionano soprattutto per la loro complicità, mentre il ritorno di Dianne Wiest e Stockard Channing rafforza il legame con il passato. Joey King e Maisie Williams permettono invece alla storia di guardare avanti.

DIANNE WIEST as Jet, SANDRA BULLOCK as Sally Owens, STOCKARD CHANNING as Franny, and NICOLE KIDMAN as Gillian Owens in “Amori & Incantesimi” a Warner Bros. Pictures release.
La regia di Susanne Bier è elegante e sentimentale, l’estetica è più patinata e fiabesca rispetto al film del 1998 e la musica svolge un ruolo fondamentale nel recuperare quella sensazione di familiarità e nostalgia.
Resta però la sensazione che questa nuova pellicola sia meno originale e meno caratterizzata del primo capitolo. La patina romantica alleggerisce parecchio una storia che avrebbe potuto conservare una maggiore componente gotica e una maggiore profondità. Il film del 1998 aveva un equilibrio particolare tra commedia, magia, romanticismo e inquietudine; qui prevale soprattutto la componente sentimentale.
Ma forse è proprio questo il senso di un ritorno dopo quasi trent’anni.
E così le sorelle Owens continuano a essere ciò che erano allora: due donne diverse, imperfette e legate da una complicità indissolubile. Le sorelle maledette non possono amare, ma possono imparare a spezzare ciò che hanno ereditato. E alla fine, più della magia, della maledizione o del romanticismo, è proprio la famiglia a rimanere il cuore della storia.
Una famiglia diversa dalla normalità, ma proprio per questo ancora più affascinante.
Una favola romantica sulla sorellanza, sulla maternità, sulla memoria e sulla possibilità di cambiare il proprio destino.
E, soprattutto, un ritorno che trova il suo significato più autentico nel semplice gesto di riaprire quella porta: tornare a casa, nella casa Owens, quasi trent’anni dopo.
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