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“Diverso per natura”, al Museo Civico di Zoologia di Roma fino al 31 marzo 2018

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Alzi la mano chi di voi non ha desiderato almeno una volta di andare in campagna o in qualche bosco per vedere un po’ di animali allo stato selvatico, pensando di prendere tutte le precauzioni per non spaventarli per poterli osservare e fotografare

Troppo spesso il pensiero comune dell’uomo è che gli animali vivono in un mondo tutto loro e per questo sono restii anche al minimo contatto con noi.

Meravigliosa natura che invece è sempre pronta a smentire con i fatti qualsiasi pensiero sia troppo superficiale e non suffragato da indagini scientifiche e osservazioni sul campo.
A Roma, negli ultimi decenni si è insediata una biodiversità faunistica di tutto rispetto.

Sarà dovuto alla tanto vituperata isola di calore urbano, che rende il clima più accogliente delle circostanti campagne. Sarà la facilità di procurarsi cibo che abbonda ovunque, fatto sta che i nostri amici animali stanno trasformando la nostra metropoli in un parco naturalistico molto interessante.

Ed è proprio questo l’argomento della Mostra “Diverso per natura”, allestita al Museo Civico di Zoologia di via Ulisse Aldrovandi, dal 22 dicembre 2017 al 31 marzo 2018.

Trattato anche dalla autorevole rivista National Geographic del settembre 2016, che illustra con foto ed esplicative didascalie sia le specie insidiatesi in modo permanente nell’area urbana di Roma, sia quelle scomparse per svariati motivi, dipingendo un quadro storico-naturalistico che dovrebbe essere assolutamente usato come supplemento didattico per le scuole medie, età in cui i ragazzi cominciano a prendere coscienza dell’ambiente in cui vivono.

Nella mostra, ideata da Bruno Cignini, Massimo Capula, Maurizio Gattabria e Paola Di Luzio, viene spiegato perché è possibile, da alcuni decenni, osservare nei parchi e nei giardini di Roma, colonie di pappagalli verdi.

Le specie Parrocchetto dal collare e Parrocchetto monaco, che, probabilmente liberarti volontariamente o accidentalmente si sono riprodotti notevolmente. Come spesso succede a specie alloctone che non ne trovano altre in competizione.

Per non parlare di Cornacchie e Gabbiani, specie carnivore adattate a ogni forma di cibo, che hanno occupano tutti gli angoli della città, rovistando nei cassonetti e non disdegnando raid di predazione ai danni, per esempio degli onnipresenti piccioni.

E il Falco pellegrino, che un tempo nidificava sulle falesie rocciose in prossimità delle coste, dopo il periodo critico che lo ha portato sull’orlo dell’estinzione, causa l’uso massiccio del DDT in agricoltura, che impediva la calcificazione del guscio delle uova. Oggi è in netta ripresa e a Roma lo si può trovare su tetti anche prestigiosi come il Ministero dell’Economia, Terme di Caracalla e il terrazzo della Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza.

E che dire delle volpi, che è possibile fotografare dai piani alti di alcuni condomini in molte zone periferiche, perfettamente a loro agio tra cani e gatti randagi, rimettendo in moto le leggi naturali della competizione per il cibo e gli habitat.
Volpe “romana” @Giuseppe Sarlo Scipione

Spostandoci sulle rive del Tevere si possono osservare nutrie, che per la loro struttura fisica e grandezza somigliano ai castori. Originarie del Sud America, importate probabilmente allo scopo di farne pellicce, e complice la fuga di qualche esemplare, si sono moltiplicate colonizzando presto nuovi habitat, grazie anche alla loro resistenza fisica e potenzialità riproduttiva.

Nutria- Museo di Zoologia

Su qualche ramo che si affaccia sul Tevere è possibile scorgere la biscia tassellata. Utile anche per tenere parzialmente sotto controllo la popolazione di ratti, i quali, arrivati a Roma intorno al 1700, ne hanno colonizzato la rete fognaria. Ma questo è comunque un problema di tutte le metropoli del mondo.

Dal sottosuolo di Roma ai suoi cieli, che in alcuni periodi dell’anno sono teatro di splendide coreografie in movimento, disegnate da milioni di storni che vengono in città a passare la notte dopo essersi rimpinzati negli uliveti circostanti.

Ogni cosa ha il suo prezzo. Per queste splendide coreografie, bisogna sopportare lo scivoloso guano che piove dal cielo, “attrazione” turistica sui generis. E poi ancora ricci e civette. Ma anche il rospo smeraldino, quasi scomparso dal panorama della fauna cittadina, a causa della pulizia delle fontane e delle depurazione delle acque.
Roma, da attrazione turistica per la specie umana, a città ospitale per molte altre specie quindi, tale da essere trasformata in un immenso bioparco. Sicuramente non voluto, ma forse per questo perfettamente riuscito perché diretto dalla natura, della cui opera le varie amministrazioni comunali sono state e continuano ad essere spettatrici inermi.

Museo Civico di Zoologia, ” Diverso per Natura”.

Rapaci d’Italia.

Valter Laurenti

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