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Gaia accende il Castello di Santa Severa energia ritmo e una notte tutta da cantare

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Gaia

Gaia ha conquistato ieri sera il pubblico giovanissimo del Castello di Santa Severa con un concerto ricco di energia, musica e spettacolo: quasi un’ora e mezza di live tra hit, balli e contaminazioni, in una suggestiva cornice storica che ha reso unica la serata

La pioggia, quella che arriva quasi per dispetto proprio prima di un concerto all’aperto, sembrava voler mettere alla prova la serata. Prima una finissima pioggerella, poi qualche goccia più insistente. Ma il cielo ha concesso una tregua proprio al momento giusto e, quando Gaia è salita sul palco, il Castello di Santa Severa era pronto a trasformarsi in una grande arena di musica, movimento e giovani voci.

Una cornice già straordinaria di suo, quella del Castello, che per l’estate 2026 è diventata uno dei luoghi di riferimento della programmazione culturale laziale, tra musica, teatro, cinema e arte. La stagione è promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea.

Arrivare al concerto e soggiornare all’interno del Castello, nell’Ostello della struttura, permette inoltre di vivere Santa Severa in una maniera diversa: non soltanto come luogo di passaggio per una serata, ma come uno spazio da abitare, attraversare e scoprire. E proprio nelle sale del complesso è ancora possibile incontrare il volto di Marilyn Monroe attraverso la mostra “Happy Birthday to You Marilyn Monroe”, allestita in occasione del centenario della nascita della diva e visitabile fino al 30 agosto.

Poi arriva Gaia. Sul palco la cantautrice appare immediatamente padrona dello spazio: un look essenziale e deciso, un gonnellino corto, i capelli al vento e soprattutto quella presenza scenica che sembra non conoscere pause. Accanto a lei le ballerine Melanie e Amelie, la band e una macchina organizzativa che aveva lavorato senza sosta fin dal pomeriggio.

Tecnici impegnati nel montaggio, nelle prove e nella gestione dell’imponente apparato scenico hanno continuato a lavorare anche dopo il concerto. È il lato meno visibile dello spettacolo, quello che il pubblico spesso non vede, ma che permette a un’artista di poter poi entrare in scena e dare tutto.

Il pubblico è prevalentemente giovane e non si limita ad ascoltare: partecipa, canta, urla, balla. La scaletta attraversa le diverse anime del repertorio di Gaia, dal pop alle influenze urban e latine, confermando quanto il suo percorso musicale abbia costruito un linguaggio personale fatto di contaminazioni e movimento.

Brani come “Tropicalia”, “Fe” e “Addicted” funzionano soprattutto attraverso la risposta della platea. C’è però un elemento che lascia una piccola nota di amarezza: nei featuring, l’assenza degli artisti ospiti fa sì che le rispettive parti non vengano proposte dal vivo.

È accaduto per “Tropicalia”, con il featuring di KT, per “Fe”, con Stabber, per “Addicted”, con Guè, e per “Sesso e samba”, con Tony Effe. Dal punto di vista dello spettacolo, naturalmente, il brano rimane riconoscibile e il pubblico continua a cantare; tuttavia, in un concerto dal vivo, la presenza reale dell’ospite avrebbe dato a quei momenti un valore aggiunto, trasformandoli in episodi irripetibili della serata.

Ma è soprattutto nella parte finale che il concerto trova il suo punto di massima intensità.

Le urla aumentano, il pubblico si muove come un unico corpo e Gaia sembra raccogliere ulteriore energia proprio dalla platea. “Nuda”, il singolo pubblicato il 29 agosto 2025, porta sul palco una dimensione più sensuale e contemporanea, mentre “Dea Saffica” e “Bulletproof” riportano immediatamente il concerto verso una dimensione fisica, ritmica, quasi liberatoria.

Con “Bossa Nostra” probabilmente arriva uno dei momenti più riusciti dell’intera serata. Il brano sembra racchiudere perfettamente quella Gaia che il pubblico è venuto a cercare: ritmo, contaminazione, sensualità e una forte componente performativa.

Non tutto, però, è stato perfetto. La particolare conformazione del Castello di Santa Severa, magnifica dal punto di vista scenografico, pone qualche difficoltà dal punto di vista dell’ascolto. L’amplificazione, complice probabilmente la presenza delle mura e la conformazione dello spazio, in alcuni momenti non ha restituito il suono con la necessaria nitidezza. La musica arrivava, l’energia arrivava, ma non sempre arrivavano altrettanto chiaramente le parole.

Il problema, tuttavia, non è riuscito a spezzare il rapporto tra artista e pubblico. Gaia ha continuato a correre, ballare, cantare e coinvolgere, mantenendo praticamente intatta la propria energia dall’inizio alla fine. La sua è una presenza scenica fisica, diretta, costruita sul movimento e sulla capacità di trasformare ogni brano in una piccola esperienza collettiva.

Alla fine arrivano i ringraziamenti. Gaia non dimentica nessuno: la band, le ballerine, i tecnici, i collaboratori, tutte le persone che hanno contribuito a costruire quello spettacolo che il pubblico vede soltanto quando le luci si accendono.

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