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Solo Anna, quando Anna Magnani torna a Roma attraverso Lidia Vitale

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Lidia Vitale in "Solo Anna"

Dopo più di quattordici anni dal debutto, Lidia Vitale torna a vestire i panni di Anna Magnani con Solo Anna, lo spettacolo nato nel 2012 all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles dal testo di Franco D’Alessandro, con la regia di Eva Minemar. Un ritorno che questa volta assume un significato particolare: Anna Magnani torna idealmente nella sua Roma, a pochi passi dal Colosseo, sul piccolo e intenso palcoscenico del Teatro Ivelise dal 2 al 4 ottobre

Tre date soltanto per entrare, insieme a Lidia Vitale, nella vita di una donna che è stata molto più della sua immagine cinematografica: attrice, madre, amante, donna inquieta, ironica, passionale, fragile e indomabile.

Sono arrivata a questo spettacolo con la curiosità di chi ne aveva sentito parlare per anni. Conosco Lidia Vitale e conosco la serietà con cui affronta il lavoro sull’attore e sul personaggio, il modo in cui studia, osserva, assorbe e poi restituisce. Per questo sapevo che non avrei trovato una semplice imitazione di Anna Magnani.

Fin dai primi momenti, sono i dettagli a costruire la trasformazione: la voce, i gesti, il modo di muoversi, le pause, gli sguardi. Ma soprattutto quella romanità che appartiene anche a Lidia, che attraverso Magnani ritrova una parte profondamente sua, di quella Roma che l’ha accolta per tanti anni.

La fisicità delle due attrici è naturalmente diversa, eppure, sul palcoscenico, questa distanza sembra progressivamente annullarsi. È proprio qui che accade qualcosa di teatrale e insieme cinematografico: ci sono momenti in cui ci si sorprende a chiedersi se davanti a noi non ci sia davvero lei, Anna.

Anche quell’articolo determinativo, “la”, assume quasi una funzione scenica. Non “Magnani”, semplicemente. La Magnani. Come quando a Roma un nome proprio diventa un’identità collettiva, qualcosa che non ha più bisogno di spiegazioni.

Il Teatro Ivelise, con le sue dimensioni raccolte, contribuisce in maniera decisiva a questa sensazione. Le piccole tribune, la sala decorata, il pubblico vicinissimo al palco fanno quasi scomparire la separazione tra spettatore e attrice. Non siamo davanti a una rappresentazione tradizionale: siamo lì con lei. E con lei attraversiamo la vita di Anna.

La distanza scenica diventa impercettibile. Soffriamo con lei, sorridiamo con lei, ascoltiamo i suoi ricordi e ci lasciamo trascinare dentro le sue ferite. In alcuni passaggi Vitale sembra rivolgersi direttamente agli spettatori attraverso domande che non sono davvero domande. E il pubblico risponde senza parlare: un cenno del capo, un sorriso, uno sguardo.

Lo spettatore diventa così parte dello spettacolo, quasi un interlocutore della Magnani. Non c’è bisogno di spiegare tutto: alcune emozioni arrivano prima delle parole.

La vita di Anna prende forma attraverso una scenografia essenziale. Lidia Vitale si cambia d’abito in scena e sono soprattutto i giochi di luce, alternati tra palcoscenico e platea, a segnare il passaggio da un momento all’altro, da un’età all’altra, da una ferita all’altra.

La musica accompagna senza sovrastare, creando quel filo emotivo necessario a sostenere il viaggio.

E il viaggio è lungo, perché la vita della Magnani è stata ricchissima di passioni, successi, dolori e contraddizioni. La sua storia cinematografica torna alla memoria quasi naturalmente: i film, il neorealismo, la consacrazione internazionale, l’Oscar, gli amori, la maternità, Roberto Rossellini.

E proprio il rapporto con Rossellini diventa uno dei punti emotivamente più forti: un amore che non può essere raccontato soltanto come una storia sentimentale, perché dentro c’erano il cinema, la gelosia, la passione, il lavoro, la separazione e un tumulto di sentimenti difficili da contenere.

Poi c’è la solitudine. Quella che arriva quando la diva lascia spazio alla donna. Quando il successo non basta più. Quando la paura della morte diventa una presenza concreta e il pensiero di poter morire sola assume un peso che nessun applauso può cancellare.

È qui che Solo Anna smette definitivamente di essere un semplice omaggio a una grande attrice. Diventa il ritratto di una donna.

E forse è proprio questa la forza del lavoro di Lidia Vitale: non cercare di ricostruire un monumento, ma togliere lentamente il monumento per arrivare alla persona.

La Magnani che conosciamo attraverso le fotografie, i film e le immagini della memoria lascia spazio a una Anna più privata, più vulnerabile, più contraddittoria. Una donna che ride, ama, soffre, desidera, combatte e ha paura. Lidia Vitale non la osserva da fuori. La attraversa.

E dopo tanti anni, la sua relazione con questo personaggio sembra essere diventata qualcosa di più profondo di un ruolo. Vitale ha iniziato il percorso con Magnani già nel 2003 e ha debuttato con Solo Anna nel 2012; da allora lo spettacolo è diventato una presenza costante del suo percorso artistico.

Forse è anche per questo che oggi, dopo tanti anni, la somiglianza non è più soltanto una questione di voce, gestualità o fisicità. È una questione di presenza.

Perché quando Lidia Vitale entra completamente in Anna Magnani, accade qualcosa di semplice e insieme difficile da spiegare: Anna torna a Roma.

Non attraverso un filmato d’epoca, non attraverso una fotografia, non attraverso la memoria ma attraverso un corpo vivo. Quello di Lidia Vitale.

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