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Una meravigliosa Ambra Angiolini al Teatro Eliseo con “La guerra dei Roses” di Warren Adler

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Ambra-Angiolini-Matteo-Cremon Teatro Eliseo

La prima, a teatro, in assoluto è sempre la serata più difficile, ci sono incertezze, emozioni e dubbi che vorticosamente attanagliano gli attori, anche i più bravi

Ambra Angiolini è riuscita a superare tutto, nella prima de “La guerra dei Roses” il 19 dicembre al Teatro Eliseo di Roma.

Soltanto all’inizio si è percepita un po’ di tensione, ma via via che la pièce scorreva i due protagonisti (Ambra Angiolini e Matteo Cremon) insieme ai co-protagonisti (Massimo Cagnina ed Emanuela Guaiana) si sono sciolti, rivelando quello che amo di più e raramente si può vedere a teatro: rendere ogni gesto, ogni battuta e movimento assoluto e vero.

Questo va oltre imparare uno spettacolo con precisione e meticolosità. Non è certo una battuta imperfetta a rovinare una scena ma la mancanza di pathos sì, e qui non è successo.

Complimenti, il quartetto, affiatato, si è visibilmente divertito e ha divertito il pubblico.

Ambra ha mostrato le diverse sfaccettature di una donna insoddisfatta e stanca di accompagnare il marito agli eventi di rappresentanza, una donna che, a un certo punto dopo diciotto anni, ha voluto uno spazio suo.

La “guerra” che ne esce fuori da questa ribellione ci ha mostrato atteggiamenti femminili maliziosi. Dispetti e cattiverie attuate sul marito che non le concede il divorzio e la casa. Capricci e urla, talmente veri da farci credere che lei sia realmente così, a volte. Ambra sbatte i piedi, scimmiotta il marito, lo prende in giro e piange.

La storia, la conosciamo dal celebre film del 1989 di Danny De Vito con Michael Douglas e Kathleen Turner, forse spinge di più sulla violenza, talvolta eccessiva. La pièce teatrale è sicuramente più reale, grazie alla regia di Filippo Dini.

La scenografia, appena si è rivelata allo spettatore, mi ha ricordato un quadro di Van Gogh. Le asimmetrie delle prospettive e le deformazioni hanno accentuato l’ instabilità in questa architettura che ricorda l’instabilità del rapporto di coppia.

Anche Matteo Cremon, nel ruolo del sig. Roses ha mantenuto all’inizio il suo aplomb per poi sfogarsi nelle più basse sfaccettature dell’animo umano, pur mantenendo sempre una eleganza ineccepibile. Massimo Cagnina nel ruolo dell’avvocato di lui ha divertito, la complicità con i due protagonisti è risultata vincente. Così come l’idea di regia per il personaggio di Emanuela Guaiana (l’avvocato di lei) attraverso i passatempi sportivi, che hanno reso tutta la storia ancora più surreale.

Gli avvocati e i Roses

 

Al Teatro Eliseo fino al 7 gennaio, finalmente uno spettacolo con un tema meno “natalizio” che si è rivelata un’ottima scelta di Barbareschi.

Produzione Valerio Santoro per La Pirandelliana in coproduzione con  Goldenart Production s.r.l. e Artisti riuniti s.r.l.

Photo: Andrea Ciccalè e Bepi Caroli

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