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Ligabue infiamma lo Stadio Olimpico a Roma

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Ligabue Stadi 2019

Si è concluso allo Stadio Olimpico di Roma lo Start Tour di Ligabue, iniziato il 14 giugno con un concerto al San Nicola di Bari

Quando su Roma non erano ancora completamente calate le ombre della notte il concerto si è aperto con “Polvere di stelle”, tratta, insieme ad “Ancora noi”, dal nuovo album “Start” uscito nel marzo scorso e si è intuito subito che quello che avrebbe atteso i presenti, sarebbe stato un concerto serratissimo.

“A modo tuo”, il rocker di Correggio ha ricordato che, essendo l’ultima performance in programma per questo tour, c’era molto da aspettarsi. Dal palco ma anche dalla platea. E allora avanti con “Si viene e si va”, seguita da “Quella che non sei”, dall’ormai lontano “Buon Compleanno Elvis”.

“Balliamo sul mondo” illumina a giorno il parterre dello Stadio, mostrando in tutta la loro risoluzione i sei schermi di varie forme e dimensioni montati in serie alle spalle del Liga.

Le due “L”, formate con sequenze di fari variopinti, ricordano, come sulla chitarra, qualora ce ne fosse bisogno, chi sia il re della serata. Luciano Ligabue. Ed il suo rock.

Chitarra calda, pubblico che accompagna ogni brano ed in sequenza in un primo medley, si succedono “Il giorno di dolore che uno ha”, “Questa è la mia vita”, “Sulla mia strada” ed “Happy hour”.

“La cattiva compagnia” riporta i riff di chitarra dell’ultima fatica del rocker emliano, che nel bel mezzo del tour ha confessato, con note autocritiche, come l’affluenza ai concerti di questa estate sia stata, in realtà, al di sotto delle aspettative.

C’è da rimboccarsi maniche ed ugola allora, poche le parole del cantante e molti gli affondi di chitarra sul palco.

“Non è tempo per noi” è un refrain immancabile in ogni concerto del Liga, tanto quanto le immagini cinematografiche di “Marlon Brando è sempre lui”.

“Luci d’America” e “Mai dire mai” sono la seconda accoppiata tratta dall’ultimo lavoro, accolto da pubblico e critica non con il consueto entusiasmo seppur premiato dalle vendite.

Cantante e band si spostano verso il centro del prato su una propaggine del palco per dare il via a quello che viene denominato il Roma Rock Club, e questa volta il medley propone in sequenza “Vivo o morto X”, “Eri bellissima”, “Il giorno dei giorni”, “L’odore del sesso”, “I ragazzi sono in giro”, “Libera nos a malo”, chiudendo con una tiratissima “Il meglio deve ancora venire”.

“Niente paura” è probabilmente il pezzo realizzato con più pathos e partecipazione, lacrime a solcare le guance di un pubblico anagraficamente vario.

“Certe donne brillano”, inno all’universo femminile ed alle sue protagoniste, trova ormai l’intero catino dell’Olimpico in mano a Ligabue ed alla sua band (Luciano Luisi alle tastiere, Michael Urbano batteria, Davide Pezzin al basso, Max Cottafavi chitarra e l’altro fedelissimo chitarrista Federico Poggipollini).

Non è mancato un omaggio alla città ospitante con “La società dei magnaccioni”, cantata in un improbabile dialetto romano. Il rocker chiede un voto per la propria performance nel nostro idioma, che, fortunatamente non arriva.

Le note di “Certe notti” vedono accendersi l’impianto del Foro Italico con migliaia di lampi, i telefoni hanno preso il posto degli ormai deposti accendini ma l’effetto è ugualmente scenografico.

Segue il pericoloso countdown de “A che ora è la fine del mondo”, remake della hit degli statunitensi R.E.M. “It’s the end of the world as we know it”. Sugli schermi, le immagini della terra che stiamo giornalmente, stupidamente distruggendo.

Paolo Flamini

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