Home Cinema “Oltre ogni ragionevole dubbio”. Caringella porta il genere giallo al Cinevillage

“Oltre ogni ragionevole dubbio”. Caringella porta il genere giallo al Cinevillage

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Oltre ogni ragionevole dubbio -Caringella

Al Cinevillage Talenti, l’altra sera, a precedere la proiezione del film di Stefano Mordini, “Il testimone invisibile”, con Riccardo Scamarcio, il magistrato e scrittore Francesco Caringella ha presentato il suo ultimo libro “Oltre ogni ragionevole dubbio”, editore  Mondadori

Nel definire il genere del libro l’autore fa riferimento alla definizione del romanzo giallo che da Georges Simenon, quando dice: “ un vero giallo non è mai solo un giallo, ma è come spiare da un buco della serratura”. Questo perché, al di là del delitto, presente nel libro, c’è la vicenda umana, molto più interessante del crimine e che diventa un’occasione come un’altra per chiederci chi siamo.

La trama del libro è basata su un’unità temporale: 15 ore, che è il tempo che la giuria impiega per emanare il verdetto su un caso di omicidio.

Quattro uomini e quattro donne che si trovano insieme a dover decidere su un omicidio avvolto nel mistero, un omicidio senza cadavere ma con due presunti assassini, una donna bellissima ed il suo giovane amante.

Francesco Carinella e Pier Polo Pascali
“Quando ero piccolo e vedevo nei film americani  la giuria che spariva dentro quella stanza, nella quale si chiudeva per deliberare: come sarà quella stanza, come saranno le pareti, come funzionerà tra quegli uomini la discussione. Sarà un gioco di forza, o di intelligenza? Ecco, io che sono stato magistrato e in quella stanza ci sono stato ho provato a dare al lettore la chiave, di quella stanza, per entrarci dentro e vedere cosa succede.”

Oltre alla giuria e ai meccanismi psicologici che si mettono in atto tra i giurati, c’è la storia personale dei personaggi, nonché la vicenda mediatica che si innesta sul processo.

Elementi che ruotano attorno alla domanda principale che accompagna il lettore per le duecentocinquanta pagine del libro e che non lo abbandona mai : “chi ha ucciso Michele De Benedictis?”

Tutto il romanzo è un avvicinamento alla risposta e al contempo un allontanamento dalla stessa, una progressiva evasione, una progressiva digressione.

Il processo che porta alla risposta viene magistralmente raccontato attraverso la giuria, attraverso il giornalista e attraverso l’imputata che scrive una lettera all’avvocato per raccontare la sua verità.

In questo intreccio narrativo il lettore da un lato ha sempre in mente la domanda ed è ossessionato dalla risposta: “ma l’hanno ucciso loro?”, dall’altro si allontana dal tema perché è curioso di comprendere il piano umano e psicologico dei personaggi che si innestano nella storia.

La fatidica risposta arriverà nelle ultime venti pagine e sarà, come per ogni giallo che sui rispetti, imprevedibile.

“Sto con mamma o papà? Quando la vacanza diventa uno stress”.