Home Scienza La notte della Luna. 50 anni dopo il primo uomo al CineVillage

La notte della Luna. 50 anni dopo il primo uomo al CineVillage

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Eugenio Benvenuto, Eleonora Ammannito, Andrea Longobardo e Marco Gisotti

Il terzo appuntamento NOTTI DI (FANTA)SCIENZA è dedicato al cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, il 20 luglio 1969

Nella giornata in cui si celebra l’anniversario dell’allunaggio anche il CineVillage ha voluto dedicare la serata scientifica a questo evento. Sono intervenuti Eleonora Ammannito, ricercatrice Agenzia spaziale italiana (ASI) – responsabile scientifico della missione Dawn.

Eugenio Benvenuto, ricercatore ENEA- progetto Hortextreme ENEA, in collaborazione con ASI e Università di Milano.

 Andrea Longobardo, ricercatore Istituto Nazionale di Astrofisica – Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (INAF-IAPS).

Partendo dalla dichiarazione del presidente John Fitzgerald Kennedy il 25 maggio del 1961 in cui promise agli Stati Uniti che sarebbero sbarcati sulla Luna.

“Abbiamo deciso di andare sulla Luna” dichiarò davanti ad un folla di 40.000 persone.

Come sappiamo lui non vide lo sbarco ma l’impresa del 20 luglio 1969 è rimasta indelebile nella mente di tutti coloro che vi parteciparono.

“La Luna è un’enorme palla di magma che si è condensata- dichiara  Ammannito – si è formata da una nube di vapore ed è legata alla rotazione della Terra, infatti si vede sempre la stessa faccia. Siamo molto fortunati ad avere la Luna perché ha avuto delle ottime influenze per sviluppare la vita sul nostro pianeta. La missione Apollo è stata fondamentale per la scoperta c’è un sistema solare prima di Apollo e una visone dopo”.

Dopo la missione Apollo gli studi sono cominciati, dall’utilizzo dei primi sismografi sulla Luna fino ad progetti che potrebbero un giorno permettere la vita dell’uomo nello spazio.

“Il biologo dello spazio” Eugenio Benvenuto sta appunto lavorando ad un progetto per creare gli “orti marziani”- il progetto Hortextreme ENEA con una prospettiva di autonomia nel 2050.

Lo scopo è quello di creare delle piante che resistano alle radiazioni, delle vere super-piante. In genetica si chiama ideotipo ossia il “tipo ideale” una pianta che resiste alla cultura idroponica irrigate e non messe a terra.

“Il progetto- ci spiega Benvenuto – è stato sperimentato nel deserto dell’ Oman che ha caratteristiche simili al suolo marziano in collaborazione con ASI e l’Università di Milano. Abbiamo posizionato una tenda gonfiabile in un metro quadrato e lavorando da Roma in remoto per l’accensione delle pompe per irrigare le piante. Tutte le funzionalità erano state progettate per arrivare un quarto d’ora dopo, come se fossimo di Marte”.

La coltura idroponica in realtà è già stata sperimentata in Olanda e probabilmente sarà il metodo utilizzato in futuro per coltivare perché non si può più utilizzare oltre la superficie della Terra, dovremmo adattarci a coltivare fuori suolo. Benvenuto inoltre, racconta una piccola curiosità già sperimentata: il pomodoro viola,  il super-pomodoro ricco di tanti antiossidanti che fa bene alle piante e a chi le mangia.

Al termine della presentazione la proiezione del film “FIRST MAN – IL PRIMO UOMO” (Biografico/Drammatico) 141’ di Damian Chazelle con R. Gosling, C. Foy.

E, al termine della proiezione, un commento delle immagini dai pianeti del Sistema Solare. Oltre alle immagini del primo orto progettato per essere coltivato su Marte per concludere la serata dedicata all’anniversario dell’allunaggio.