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Esercito 1659 Drone Challenge, quando il cielo diventa una pista

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Campo gara della Esercito 1659 Drone Challenge 2026

A Roma, il 19 e 20 settembre, si è svolta all’Ippodromo Militare di Tor di Quinto l’Esercito 1659 Drone Challenge, la prima gara di droni FPV con piloti civili e militari. Organizzata da Difesa Servizi ed Esercito Italiano, la manifestazione ha rappresentato la quarta tappa del Campionato Nazionale di Droni FPV. All’inaugurazione sono intervenuti il Sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello e l’AD di Difesa Servizi Luca Andreoli

Taglio del nastro alla cerimonia di apertura Luca Andreoli, Amministratore Delegato di Difesa Servizi, la Vicecapo di Gabinetto vicario della Regione Lazio Civita Di Russo, il Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano e la senatrice Isabella Rauti, Sottosegretario di Stato alla Difesa

A Tor di Quinto ho vissuto l’inaugurazione della prima grande sfida che porta insieme droni FPV, sport, innovazione e mondo militare. Tra autorità, paracadutisti, musica e tecnologia, un evento che racconta un Esercito 1659 sempre più proiettato verso il futuro.

C’è un momento, arrivando all’Ippodromo Militare “Generale Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto, in cui si capisce subito che quella del 19 settembre non sarà una mattinata come le altre.

L’accoglienza è stata la prima cosa che ho notato. Perfetta, curata, con il personale dell’Esercito Italiano, l’ufficio stampa e tutte le persone impegnate nell’organizzazione pronte a guidare visitatori e giornalisti alla scoperta di un evento che mette insieme mondi diversi.

La giornata romana è calda, ma non soffocante. Dopo un’estate particolarmente afosa, quasi una sorpresa. E mentre attraverso gli spazi dell’Ippodromo, mi rendo conto che la vera protagonista sta per essere una tecnologia che ormai conosciamo sempre meglio, ma che qui viene presentata sotto una prospettiva completamente diversa: il drone.

Non un semplice dispositivo volante, ma una macchina da competizione capace di raggiungere velocità elevate, affrontare circuiti tecnici e richiedere al pilota concentrazione assoluta.

È l’inizio dell’Esercito 1659 Drone Challenge, la manifestazione organizzata da Difesa Servizi ed Esercito Italiano, con la partnership istituzionale della Regione Lazio e del Ministro per lo Sport e i Giovani, e il patrocinio del CONI e del Comune di Roma.

Dopo il tour degli spazi che ospitano la Challenge, raggiungo il punto stampa, dove l’atmosfera è accompagnata dalle note della Banda dell’Esercito Italiano.

L’Opening Ceremony, condotta dalla giornalista Valentina Bisti, rappresenta il momento ufficiale di apertura della manifestazione e vede la partecipazione di importanti rappresentanti delle istituzioni.

Sono presenti la senatrice Isabella Rauti, Sottosegretario di Stato alla Difesa, il Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, e Luca Andreoli, Amministratore Delegato di Difesa Servizi.

La loro presenza sottolinea la rilevanza attribuita a un progetto che prova a mettere in dialogo sport, innovazione tecnologica e mondo militare.

Ho apprezzato in modo particolare la disponibilità dimostrata dalle istituzioni nei confronti della stampa e la possibilità di poter dialogare direttamente con i protagonisti della manifestazione.

È proprio attraverso questi incontri che ho potuto comprendere meglio uno degli aspetti che considero più interessanti della Challenge.

I droni non sono soltanto tecnologia militare

Durante gli interventi e gli incontri della mattinata viene sottolineato come il mondo dei droni non possa essere ricondotto esclusivamente all’utilizzo militare. È una distinzione importante.

Oggi questi sistemi trovano applicazioni sempre più ampie anche in ambito civile: nelle operazioni di ricerca di persone disperse, nel monitoraggio di incendi e aree colpite da calamità, nella protezione civile, nelle attività di soccorso, nel controllo del territorio e nelle ispezioni di infrastrutture o luoghi difficilmente raggiungibili.

È un aspetto che mi ha fatto guardare la Challenge con occhi diversi.

Dietro la velocità dei droni che sfrecciano sul circuito c’è infatti un settore tecnologico molto più ampio, nel quale competenze, ricerca e innovazione possono trovare applicazioni concrete nella vita quotidiana e nella gestione delle emergenze.

La Banda dell’Esercito Italiano accompagna l’Opening Ceremony e, successivamente, regala al pubblico un’esibizione che contribuisce a creare un’atmosfera particolare.

È uno dei contrasti che più mi hanno colpito durante la mattinata: da una parte la tradizione e la solennità della Banda, dall’altra una competizione tecnologica che guarda decisamente al futuro. Due dimensioni che convivono nello stesso spazio e che raccontano, ciascuna a modo proprio, l’identità della manifestazione.

Terminata l’inaugurazione, arriva uno dei momenti più attesi. Il pubblico guarda verso l’alto.

Il lancio dei Paracadutisti della sezione paracadutismo del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito cattura immediatamente l’attenzione di tutti.

Lancio dei paracadutisti

I paracadute si aprono nel cielo sopra Tor di Quinto e la presenza del simbolo della Stella e della bandiera dell’Esercito rende la scena ancora più suggestiva.

Il maresciallo Alessandro Binello, il 1° graduato Marco Soro e il graduato Federico Allamprese, protagonisti della performance, eseguono il lancio con grande precisione.

Una performance che incanta il pubblico e che, per qualche minuto, sposta completamente l’attenzione dalla tecnologia dei droni all’uomo, alla preparazione e alla capacità di trasformare una tecnica complessa in uno spettacolo.

Tornando a terra, il percorso attraverso il Drone Village permette di entrare nel cuore tecnologico della manifestazione. Gli stand dedicati ai droni attirano naturalmente l’attenzione. Ma non sono gli unici.

Tra le realtà presenti c’è anche Spike, insieme al 9° Reggimento Sicurezza Cibernetica “Rombo”.

È qui che emerge un altro elemento importante della giornata: l’innovazione non riguarda un solo settore.

Droni, sistemi tecnologici e sicurezza cibernetica fanno parte di un ecosistema nel quale le competenze digitali assumono un ruolo sempre più centrale.

Per il pubblico è l’occasione di vedere da vicino strumenti e professionalità che normalmente restano lontani dalla quotidianità.

Poi arrivano loro: i droni da gara.

La Challenge FPV, acronimo di First Person View, permette ai piloti di guidare il proprio drone attraverso un visore che trasmette in tempo reale le immagini provenienti dalla telecamera montata sul velivolo.

Guardando le immagini sui ledwall, si ha quasi la sensazione di essere a bordo.

Il drone accelera, cambia direzione, attraversa gli ostacoli e affronta il circuito con una rapidità impressionante. La differenza la fa il pilota.

Servono riflessi, concentrazione, precisione e una conoscenza assoluta del mezzo. È sport, ma è anche tecnologia applicata nella sua forma più spettacolare.

La competizione PRO, quarta tappa del Campionato Italiano di Droni FPV organizzata dall’Aero Club d’Italia, vede confrontarsi dieci piloti d’élite. A questa si aggiunge la categoria OPEN, con 32 partecipanti, sedici civili e sedici militari.

Una formula che mette sullo stesso campo esperienze differenti e che permette al pubblico di scoprire un mondo ancora relativamente nuovo.

Una delle cose che più mi ha colpito è che l’evento non è stato costruito esclusivamente intorno alla competizione.

Ci sono spazi dedicati alle famiglie, simulatori di volo, attività sportive, la parete d’arrampicata, la Military Fitness e aree pensate per i più piccoli.

Ci sono anche le aree relax, con il verde, i tavolini in paglia e gli spazi dove fermarsi tra un’esibizione e l’altra. Il negozio dedicato all’Esercito 1659 permette inoltre ai visitatori di portare a casa un ricordo della giornata.

E poi c’è la radio dell’Esercito.

Registi e speaker accompagnano le esibizioni, scandiscono i momenti della manifestazione e contribuiscono a creare quella continuità che spesso fa la differenza in un evento dal programma così articolato.

Mentre osservo quello che accade intorno a me, penso che il vero elemento distintivo della Drone Challenge sia proprio questo incontro.

Da una parte ci sono valori e simboli profondamente legati alla tradizione dell’Esercito: la Banda, i paracadutisti, le uniformi, la disciplina. Dall’altra ci sono droni FPV, simulatori, innovazione, sicurezza cibernetica e nuove tecnologie.

Due dimensioni che durante questa giornata non sembrano in contrapposizione, ma convivono nello stesso spazio. Ed è forse proprio questo il messaggio più evidente che porto con me dopo l’inaugurazione.

Inaugurazione Esercito 1659 Drone Challenge

Sono arrivata a Tor di Quinto incuriosito soprattutto dalla gara. Sono uscito dall’evento con la sensazione di aver assistito a qualcosa di più articolato.

Mi ha colpito soprattutto la capacità dell’evento di mostrare come una tecnologia possa avere tanti volti: quello sportivo, quello militare, quello tecnologico e quello civile.

Quando il cielo di Tor di Quinto si è riempito dei paracadute e, poco dopo, i droni hanno iniziato a sfrecciare sul circuito, ho avuto davanti agli occhi due immagini molto diverse dello stesso concetto: precisione.

La precisione di chi si lancia da un aereo e deve governare la propria discesa.

La precisione di chi, con un visore davanti agli occhi, deve guidare un piccolo drone attraverso un percorso a tutta velocità.

Due mondi diversi, uniti dalla stessa esigenza: preparazione, concentrazione e controllo.

Ed è proprio questo che, personalmente, porterò con me dalla prima giornata dell’Esercito 1659 Drone Challenge.