Dal 18 al 23 novembre, per la prima volta in Italia, va in scena al Teatro Quirino Tenente Colombo – Analisi di un omicidio, la celebre pièce teatrale di Richard Levinson e William Link. Sul palco, Gianluca Ramazzotti e Pietro Bontempo, affiancati dalla partecipazione straordinaria di Nini Salerno, danno vita al noto Tenente e agli altri protagonisti del giallo
Lo spettacolo, già acclamato in Inghilterra, America e Francia, arriva per mostrare al pubblico italiano come un classico del televisivo possa essere reinterpretato in chiave teatrale, offrendo tensione, ironia e deduzione in un crescendo di suspense.
C’è un istante, all’inizio di Analisi di un omicidio, in cui il pubblico trattiene il fiato: non è solo l’ingresso del cast, né la promessa di un giallo perfetto; è la sensazione rara di assistere alla messa in scena di un testo che porta con sé una storia lunga, stratificata, radicata nell’immaginario collettivo. Questo Colombo teatrale, approdato per la prima volta sui palcoscenici italiani dopo anni di accoglienze entusiastiche all’estero, nasce infatti dal celebre copione del 1966 firmato da Richard Levinson e William Link, la matrice stessa del personaggio televisivo.
La traduzione e l’adattamento di David Conati e Marcello Cotugno riportano in scena la struttura originaria del testo, preservandone l’impianto investigativo fondato sulla rivelazione immediata dell’assassino.
Le scene di Alessandro Chiti ricompongono l’ambiente borghese in cui prende forma il delitto, mentre i costumi di Adele Bargilli tratteggiano con accuratezza il carattere dei personaggi. Le luci di Giuseppe Filipponio, misurate e funzionali, accompagnano lo sviluppo della tensione narrativa.
Gianluca Ramazzotti affronta il ruolo del Tenente Colombo con un’impostazione che evita sapientemente la trappola dell’imitazione. Recupera qualche tipica inflessione del personaggio televisivo quando, con apparente timidezza investigativa, lascia cadere un «Mi scusi, c’è solo un’ultima cosa…» ma costruisce un Colombo personale, senza ricalchi pedissequi. Rimane il tratto fondamentale: quell’intelligenza sghemba e impalpabile che disarma l’interlocutore.
Pietro Bontempo interpreta il dottor Fleming con solida presenza scenica, conferendo al personaggio un’eleganza controllata e un’ambivalenza credibile. Insieme, i due protagonisti sorreggono l’intero impianto narrativo con ritmo e chiarezza.
Lo spettacolo vede prevalere le interpretazioni maschili, che restano il punto più riuscito dell’allestimento, purtroppo condizionato da diversi elementi tecnici poco fluidi. L’audio è risultato a tratti intermittente, compromettendo la comprensione di alcune battute; alcune scelte sonore risultavano poco integrate e stridenti nel contesto delle scene, creando contrasti inattesi; inoltre movimenti in quinta e piccole discontinuità visive hanno a più riprese attirato l’attenzione più del necessario.
Si tratta di aspetti che, sommati, hanno interferito con la piena fruizione della rappresentazione, attenuandone l’efficacia generale nonostante il valore attoriale dei due protagonisti.
Molto interessante l’interpretazione del Tenente, che non si limita a ricercare la somiglianza con Peter Falk: Ramazzotti recupera soltanto alcune delle frasi iconiche del personaggio senza imitarne le movenze in modo caricaturale. Ne nasce un Colombo rispettoso del modello, ma autonomo, personale, credibile. Ottima la prova di Pietro Bontempo, che sostiene l’intero arco drammaturgico con continuità e rigore.







