Si è svolta oggi nella Sala Grigia del Teatro Costanzi, la presentazione del nuovo numero di Calibano la rivista monografica dell’Opera di Roma realizzata con la casa editrice effequ. L’ottavo volume, intitolato “Lohengrin / L’invenzione del Medioevo”, accompagna il Lohengrin di Richard Wagner firmato da Damiano Michieletto e diretto da Michele Mariotti, che sarà in scena al Teatro Costanzi a partire dal 27 novembre 2025, apertura della stagione 2025/2026 del teatro.
L’incontro è stato introdotto dalla giornalista Simonetta Sciandivasci e ha visto gli interventi del direttore musicale Michele Mariotti, dello scenografo Paolo Fantin, degli autori Carola Susani e Federico Canaccini e del direttore della rivista Calibano Paolo Cairoli. Il volume uscirà ufficialmente il 27 novembre, giorno della prima dell’opera.
Durante la presentazione è emersa con particolare forza l’idea che il Medioevo non sia soltanto un periodo storico, ma un grande archivio simbolico a cui la contemporaneità attinge in maniera costante. L’età di mezzo è infatti un terreno fertile per l’immaginazione: dalle fiabe ai giochi di ruolo, dalle serie tv alle letture storico-politiche, fino al fascino dei castelli e dei bestiari.
Il volume si apre con un saggio della musicologa Elisabetta Fava, che indaga l’attrazione esercitata dal Medioevo nell’opera lirica, attraversando Weber, Hoffmann e Wagner. La storica Vanessa Roghi esplora le rappresentazioni dell’età medievale nei media contemporanei; lo studioso Federico Canaccini riflette sull’uso politico delle battaglie medievali; la giornalista Valentina Pigmei analizza il Medioevo come brand turistico tra feste, mercati e rievocazioni. Le studiose Eloisa Morra e Francesca Scotti conducono il lettore nel mondo affascinante e perturbante dei bestiari, mentre lo storico dell’architettura Sergio Pace attraversa castelli reali e immaginari.

Uno dei momenti più significativi della presentazione è stato l’intervento dell’ autore, che ha affrontato una domanda centrale per comprendere il fascino persistente dell’età di mezzo: perché, oggi, ci si rifugia così spesso nel Medioevo?
Nel suo intervento ha spiegato:
«Perché rifugiarsi nel Medioevo? È un’epoca di enormi contraddizioni: ha avuto dei momenti fantastici, l’università, l’assegno, le banche, gli occhiali, invenzioni che hanno rivoluzionato il mondo sia dal punto di vista culturale che del pensiero. Ma, dall’altro lato, al di là dei conflitti e della nascita dei primi stati, è contemporaneamente l’epoca dei cavalieri, delle dame, dei draghi, della fantasia, la leggenda dei templari.
Questo aspetto è quello che mi preoccupa: siamo in un’epoca in cui il presente non è rassicurante, è incerto, figuriamoci il futuro. Il Medioevo è stato preso… cosa ci ha lasciato? Un’eredità che in qualche modo è l’Europa, un’eredità dei comuni e anche l’aspetto del magico. È un’epoca che noi bisogna prendere a pillole, senza dimenticare che quando si sogna si sta dormendo»
Le sue parole hanno evidenziato il doppio volto del Medioevo: un’epoca che ha generato istituzioni e invenzioni fondamentali per la modernità, ma che al tempo stesso custodisce un immaginario potentissimo, spesso usato come rifugio in un presente percepito come fragile e incerto.
Nel corso dell’incontro, è intervenuto anche il direttore della rivista Calibano, Paolo Cairoli, che ha spiegato il criterio alla base della scelta dei temi di Calibano:
«il motivo per cui abbiamo scelto questo tema, la sfida della rivista è trovare un tema che si possa trasformare in numero monografico ma che sia legato a uno spettacolo in cartellone».
Una dichiarazione che mette in luce la natura stessa del progetto editoriale: una rivista che non si limita ad accompagnare la stagione del teatro, ma che tenta di dialogare con essa, traducendone le suggestioni in un percorso critico e interdisciplinare.
Durante la conferenza stampa, è intervenuto anche lo scenografo Paolo Fantin, reduce da un importante riconoscimento internazionale: aveva infatti appena ricevuto l’International Opera Award 2025 come miglior scenografo.
Ha raccontato la grande curiosità legata al suo allestimento del Lohengrin: sorprendentemente, «non c’è il cigno in scena ma lo troviamo nel foyer». «C’è — ha spiegato Fantin — ma è trasfigurato: il Medioevo crea dei ponti con il contemporaneo ed è quello che abbiamo fatto noi, prendere la storia monumentale di Lohengrin e raccontare il Medioevo con un’estetica e un pensiero contemporaneo e al simbolismo aperto, che ognuno ci legge; ciò che ha con archetipi che ognuno percepisce come vuole».
Con questo, Fantin sottolinea come l’allestimento non sia una semplice rappresentazione storica, ma un tentativo di rendere l’antico vivo nel presente, offrendo allo spettatore la libertà di interpretazione e di evocazione personale.
Il numero ospita inoltre tre testimonianze: il compositore Francesco Filidei racconta la genesi della sua opera Il nome della rosa; la scrittrice Marta Zura-Puntaroni rievoca l’adolescenza trascorsa nel gioco di ruolo online Extremelot; lo scrittore Tommaso Pincio offre una meditazione sul Medioevo romantico, intrecciando Nietzsche e Wagner.
Come da tradizione, la rivista include un racconto inedito di Carola Susani e le rubriche di Giuliano Milani e Christian Raimo. Le illustrazioni, compresa la copertina, sono state realizzate dall’artista Iride Scent tramite un software di intelligenza artificiale.
Il progetto “Calibano” è nato nel 2023 come spazio di approfondimento legato agli spettacoli dell’Opera di Roma, la rivista esce tre volte l’anno e ha dedicato i numeri precedenti a temi come il razzismo in Aida, il femminismo in Madama Butterfly, il proibito in Salome, il potere in Simon Boccanegra, la magia nell’Alcina e l’orrore di The Turn of the Screw.
Una selezione dei saggi è disponibile gratuitamente nella sezione “Calibano online” del sito dell’Opera di Roma.







