Roma si è consegnata ancora una volta alla meraviglia. La 15ª edizione di Musei in Musica ha trasformato la città in un palcoscenico diffuso e vibrante, attraversato da oltre 34.000 persone che fino alle due del mattino hanno invaso musei, università e spazi culturali con una naturalezza festosa e contagiosa.
Sin dalle prime ore della serata, i Musei Civici hanno registrato un flusso ininterrotto di visitatori: 6.000 ai Musei Capitolini, 3.500 a Palazzo Braschi, 3.000 ai Mercati di Traiano, 1.000 al Bilotti. Numeri che confermano un desiderio collettivo di scoperta, condivisione e presenza.
Il mio percorso nella lunga notte della cultura comincia alla Centrale Montemartini. L’ex centrale elettrica è già viva, attraversata da un pubblico che si muove tra statue romane e turbine industriali come in un set cinematografico. Ed è qui che Rita Marcotulli accende la serata con un omaggio intimo e autentico a Ornella Vanoni.

Marcotulli arriva al pianoforte con naturalezza, si siede, respira e sorride al pubblico:
«Sono molto felice di fare questo omaggio ad Ornella perché era un’amica, una persona con cui ho collaborato e quando me lo hanno chiesto l’ho fatto con il cuore!»
Le prime note sono quelle di L’appuntamento (1970) e la sala si fa subito morbida, accogliente, quasi sospesa.
Poi la musicista racconta una delle tante passioni di Vanoni:
«Adesso suonerò un po’ di musica brasiliana perché Ornella era un’amante della musica brasiliana: ha suonato con Toquinho e quando la incontrai per la prima volta fu in occasione del brano Isola con Samuele Bersani e Sakamoto».
La musica scivola tra samba e bossa nova, evocando atmosfere lontane e intime al tempo stesso. La commozione cresce quando Marcotulli ricorda Ornella con la delicatezza di un’amica:
«Era una donna libera, disinibita, fragile ma elegante, ironica».
Poi, l’inaspettato: il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri sale sul palco con una chitarra classica. Suona con sicurezza, regalando ai cittadini un gesto di prossimità che strappa sorrisi e applausi sinceri.
La serata è già entrata nel vivo. Io, come molti altri, esco dalla Montemartini ancora attraversato dalla forza di quel tributo. E mi immergo nella notte.

Il mio viaggio prosegue verso l’Ara Pacis, dove la compagnia di Marcos Morau, La Veronal, attende in un silenzio elettrico. Qui l’atmosfera cambia del tutto: l’aria è più densa, le attese più misteriose.
Quando inizia Testamento, vengo subito colpito da un’immagine forte, quasi disturbante: figure senza volto, coperte da una chioma lunga e folta, attraversano il pavimento marmoreo con movimenti sinuosi. Sembrano presenze dell’aldilà, streghe antiche, esseri che appartengono a un mondo sotterraneo e arcaico.
L’effetto è spiazzante, persino inquietante.
Poi la scena si apre: la danza si fa sincopata, precisa, scolpita. L’arpa continua con un suono lieve ma tagliente, e i corpi, prima minacciosi, diventano narrazioni viventi.
Si cercano, si stringono, si allontanano in un gesto che è insieme lotta e abbandono.
Un balletto liberatorio, un vortice che cresce fino a coinvolgere anche chi assiste. Attorno a me il pubblico guarda a bocca aperta, ipnotizzato, incapace di spezzare l’incanto. Solo alla fine, come un sospiro collettivo, esplode l’applauso.
Morau non ha semplicemente danzato sull’Ara Pacis.
L’ha riscritta.
Le ha cambiato il respiro.
«Una serata bellissima – dichiara l’Assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio – che dimostra la voglia dei cittadini di esserci, partecipare, muoversi tra centro e periferia per vivere la città e la sua proposta culturale».
Alla festa partecipano anche 5.500 visitatori al Polo Museale della Sapienza Università di Roma, e oltre 1.000 tra Palazzo Esposizioni e Mattatoio di Testaccio.
Musei in Musica 2025 conferma Roma come città che vive la cultura non come accessorio, ma come esperienza necessaria, condivisa e trasformativa.
L’iniziativa è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, con Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzata da Zètema Progetto Cultura.
Radio partner: Dimensione Suono Soft.







