Un’avventura retro-futuristica che combina emozione, spettacolo e identità familiare. È questa la nuova scommessa dei Marvel Studios con I Fantastici Quattro: Gli Inizi in arrivo nei cinema di tutto il mondo il 23 luglio. Ambientato in una vibrante versione ispirata agli anni ’60, il film rappresenta il ritorno ufficiale dei Fantastici Quattro nel Marvel Cinematic Universe e lo fa con stile, cuore e un cast stellare

Diretto da Matt Shakman e scritto da Josh Friedman, Eric Pearson, Jeff Kaplan e Ian Springer, I Fantastici Quattro: Gli Inizi introduce nuovamente al grande pubblico i membri del celebre team: Reed Richards/Mister Fantastic (Pedro Pascal), Sue Storm/Invisible Woman (Vanessa Kirby), Ben Grimm/The Thing (Ebon Moss-Bachrach) e Johnny Storm/Human Torch (Joseph Quinn).

Ma non aspettatevi i soliti supereroi: i Fantastici Quattro sono prima di tutto una famiglia, con tutte le dinamiche, gli affetti e i conflitti che questo comporta. “Sono persone prima di essere supereroi,” spiega il regista Shakman. “Inventori, esploratori, astronauti… ma anche genitori, fratelli e amici. Questo li rende reali. Caotici. Umani.”
La minaccia in I Fantastici Quattro: Gli Inizi è letteralmente cosmica: Galactus, il divoratore di mondi, è deciso a consumare la Terra. Con lui, la sua enigmatica araldo, la Silver Surfer, interpretata da Julia Garner. “Galactus non è un cattivo in senso classico,” afferma Ralph Ineson, che gli presta la voce e la presenza. “È un’entità, una forza naturale.” Il personaggio è stato realizzato con un mix spettacolare di effetti pratici e CGI (Computer-Generated Imagery), grazie al lavoro della costumista Alexandra Byrne e del team effetti visivi guidato dal premio Oscar® Scott Stokdyk.

Pedro Pascal dà volto a un Reed Richards tormentato ma brillante, diviso tra la responsabilità di salvare il pianeta e la difficoltà di connettersi emotivamente. Vanessa Kirby interpreta una Sue Storm decisa e carismatica, leader della Future Foundation e pilastro emotivo della squadra. Ben Grimm, alias The Thing, è forse il personaggio più toccante: un tempo atleta e pilota, oggi una creatura rocciosa dal cuore tenero. “È la corazza perfetta per un’anima sensibile,” dice Moss-Bachrach. Johnny Storm, invece, è il fuoco che arde. L’energia del gruppo. Il giovane Joseph Quinn porta sullo schermo un Johnny dal cuore impavido e affamato di connessioni, che accende, in senso letterale, ogni scena in cui compare.

Se da un lato l’azione non manca, con sequenze girate tra Pinewood Studios, Londra e persino la Spagna, punta su una narrazione profonda. “L’idea è: cosa succede quando la tua squadra di supereroi è la tua famiglia e non puoi voltare le spalle?” spiega il produttore esecutivo Grant Curtis. “Non puoi scegliere i tuoi fratelli o tua moglie. Devi far funzionare le cose.”
Tra le new entry ci sono anche Paul Walter Hauser nel ruolo di Harvey Elder/Mole Man — un ex nemico con un lato inaspettatamente umano — e Sarah Niles nei panni di Lynne Nichols, capo dello staff dei Fantastici Quattro. A completare la squadra c’è H.E.R.B.I.E., un robot realizzato con effetti speciali pratici, animato da un team di cinque persone e costruito con materiali 3D e componenti meccanici avanzati.
La pellicola rende omaggio alla serie originale di Stan Lee e Jack Kirby, pubblicata per la prima volta nel 1961. Lo fa non solo con estetica e tono, ma anche con l’ambientazione anni ’60, ispirata all’ottimismo della corsa allo spazio e alla fiducia nella scienza. “Abbiamo voluto restituire loro quell’atmosfera,” afferma Shakman. “È il momento perfetto per raccontare una storia che guarda al futuro con speranza.”
Il cuore del film è la città stessa, trasformata da Richards in un’utopia tecnologica: monorotaie, AI ovunque, automobili volanti e robot domestici. La produzione, guidata dallo scenografo Kasra Farahani, ha costruito set straordinari, mescolando futurismo e calore familiare. Il Baxter Building, casa e quartier generale del gruppo, è un attico mid-century modern ricco di dettagli: camini fluttuanti, cucine arancioni, stanze personalizzate e persino un frigo girevole. Ogni ambiente riflette il carattere di chi lo abita.
Il design del Future Foundation, girato nell’edificio di Santiago Calatrava a Oviedo, proietta Sue Storm (Vanessa Kirby) in una dimensione da leader globale. Anche Times Square viene ripensata in chiave rétro-fantascientifica: edifici reali del 1964 si mescolano a bubble cars e neon sognanti. Al contrario, Yancy Street, casa d’infanzia di Ben Grimm, è un angolo di autenticità: negozietti di quartiere, sinagoghe storiche e un’atmosfera calda e nostalgica.
Lo spazio è l’altra grande ambientazione del film. La nave Excelsior, progettata in stile Apollo ma con tocchi sci-fi, è costruita in scala reale con pareti curve in fibra di vetro, pannelli removibili e un gimbal per simulare il volo. Le scene in assenza di gravità, girate con oltre 10.000 piedi di cavi e 28 sistemi a filo, sono tecnicamente complesse ma sorprendenti per realismo.
Sul lato opposto, nel sottosuolo, troviamo Subterranea: una distesa di tunnel e cattedrali industriali girata in una vera miniera inglese. Qui vive Mole Man (Paul Walter Hauser), scienziato reietto, che orchestra piani folli da un vecchio scuolabus pieno di strumenti geologici. I suoi Moleoids, creati con prostetici realistici, sono creature adattate al buio, con occhi enormi e volti scolpiti dall’evoluzione.
La Fantasticar è un sogno rétro: lunga 19 piedi, con turbine frontali, sedili a diamante e canopi elettronici. Condivide la stessa estetica della Excelsior: turbine, linee fluide e un design tra pulp e modernismo. A bordo, trova spazio anche H.E.R.B.I.E., androide animato da cinque operatori, con una dock dedicata e un ruolo funzionale e narrativo ben marcato.
Il laboratorio di Reed è un altro esempio di estetica visionaria: superfici curve, vetri rotanti, stampanti 3D futuristiche. Il tutto avvolto in una palette coerente con l’intero film: blu, grigio e acciaio lucido.

I costumi di Alexandra Byrne rappresentano un perfetto ponte tra realtà e fantasia. Le divise iniziali si ispirano alle missioni Gemini e Mercury della NASA, mentre le tute EVA successive incorporano tecnologie futuristiche di Reed senza sembrare fuori tempo. Ogni tuta è composta da centinaia di pezzi, adattata a ogni attore, stunt e situazione narrativa. Il colore dominante? Il celebre “blue number 9”, testato in ogni condizione di luce.
Oltre 200 comparse sono state vestite per ricreare la New York del 1964. Il culmine è una scena di Halloween su Yancy Street, vivace e toccante, che mostra la comunità prima che tutto cambi.
La colonna sonora di Michael Giacchino è un piccolo capolavoro. Registrata ad Abbey Road con orchestra e coro, mescola ottimismo, nostalgia e dramma.
Giacchino ha composto un unico tema che riflette l’identità collettiva della famiglia, trasformandolo in base al contesto: dai momenti intimi ai confronti cosmici. Lo spettro sonoro si amplia con l’ingresso di Galactus, reso musicalmente con sub-bassi e cori dissonanti che evocano un’entità antica e inarrestabile.

Matt Shakman, regista del film, è già noto al pubblico Marvel per WandaVision, serie che gli ha fruttato nomination agli Emmy® e alla DGA. A sostenerlo c’è Kevin Feige, p.g.a., presidente dei Marvel Studios e principale artefice del Marvel Cinematic Universe. Louis D’Esposito, co-presidente dei Marvel Studios e produttore esecutivo, supervisiona ogni progetto dallo sviluppo alla distribuzione.
Il cast deiFantastici Quattro: Gli Inizi funziona perché è una vera famiglia: disfunzionale, ma inseparabile.







