Home Scienza Addio a Jane Goodall, pioniera dell’etologia e voce instancabile per il pianeta

Addio a Jane Goodall, pioniera dell’etologia e voce instancabile per il pianeta

0
Jane Goodall watches young Gaia groom her mother Gremlin who cradles her newborn twins..Female Eastern Chimpanzees (Pan troglodytes schweinfurthii).Gombe National Park, Tanzania, East Africa 1998 Courtesy of Jane Goodall Institute
È morta all’età di 91 anni la Dott.ssa Jane Goodall, etologa, ambientalista, umanitaria e fondatrice del Jane Goodall Institute. La scienziata britannica si è spenta per cause naturali, lasciando dietro di sé un’eredità scientifica e morale che ha cambiato per sempre il nostro rapporto con il mondo animale e con la Terra

Conosciuta in tutto il mondo per i suoi rivoluzionari studi sui scimpanzé selvatici nel Parco Nazionale di Gombe, in Tanzania, Jane Goodall ha ridefinito la nostra comprensione della natura, sfidando preconcetti scientifici e culturali. Ma la sua missione è andata ben oltre: negli ultimi decenni della sua vita si è trasformata in un’instancabile ambasciatrice di pace, diritti umani, tutela ambientale e benessere animale.

Scientist Jane Goodall in Gombe National Park. 1965. Courtesy of Jane Goodall Institute

Nata a Londra il 3 aprile 1934 con il nome di Valerie Jane Morris-Goodall, sin da bambina Jane mostrò una curiosità insaziabile per gli animali e un sogno preciso: viaggiare in Africa per osservarli nel loro habitat naturale e scrivere libri su di loro. Un sogno che sembrava irrealizzabile per una giovane donna senza titoli accademici né mezzi economici, ma che riuscì a realizzare con determinazione, lavorando come cameriera per pagarsi il viaggio e cercando l’incontro con chi avrebbe cambiato il corso della sua vita: il paleontologo Louis Leakey.

Fu proprio Leakey a intuire il talento di Jane e a inviarla nel 1960 nella foresta di Gombe. Da lì iniziò uno degli studi etologici più lunghi e significativi della storia: osservando pazientemente gli scimpanzé, Jane scoprì che questi utilizzano strumenti, una rivelazione che mise in discussione la convinzione che solo l’essere umano fosse capace di tale comportamento. Come avrebbe detto anni dopo: «Abbiamo dovuto ridefinire cosa significa essere umani».

Doctor Jane Goodall visits Gonzaga, speaker, Gonzaga University, podium.Courtesy of Jane Goodall Institute

Nonostante non avesse una laurea, Jane ottenne un dottorato in etologia a Cambridge grazie all’intercessione di Leakey. La sua tesi divenne un punto di riferimento accademico, ma Jane non si fermò mai agli studi: il suo sguardo era sempre rivolto anche al futuro del pianeta e alle generazioni che lo avrebbero abitato.

Nel 1977 fondò il Jane Goodall Institute, che oggi opera in 25 paesi e sostiene progetti di ricerca, conservazione e tutela dei primati. Nel 1991 creò Roots & Shoots, un programma educativo rivolto ai giovani per promuovere il cambiamento positivo nelle comunità locali e nella protezione dell’ambiente. Oggi è attivo in oltre 75 Paesi.

Instancabile viaggiatrice, percorreva il mondo per più di 300 giorni l’anno. Jane era anche una prolifica autrice: ha scritto oltre 27 libri, tra cui l’acclamato The Book of Hope, tradotto in più di 20 lingue. La sua vita è stata celebrata in documentari, film e persino mostre itineranti, come Becoming Jane di National Geographic.

Nel corso della sua lunga carriera, ha ricevuto alcuni dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali: il titolo di Dame dell’Impero Britannico (DBE), la Medaglia Presidenziale della Libertà degli Stati Uniti, il Premio Kyoto, la Légion d’Honneur francese, la Medaglia di Tanzania e il Gandhi-King Award per la Non violenza.

Jane Goodall Institute ©Daniela Matejschek Courtesy of Courtesy of Jane Goodall Institute

Dietro la figura pubblica, però, c’era una donna profondamente umile, legata alla sua famiglia e ai suoi affetti più intimi. La sua casa era a Bournemouth, nel Regno Unito, nella stessa abitazione dove avevano vissuto sua madre e sua nonna. Lascia il figlio Hugo Eric Louis van Lawick (noto affettuosamente come Grub), tre nipoti, la sorella Judy e una comunità globale di milioni di persone ispirate dal suo esempio.

«Ogni giorno della nostra vita facciamo la differenza. Sta a noi decidere che tipo di differenza vogliamo fare», era uno dei suoi mantra. Oggi, il mondo piange la perdita di una scienziata che ha saputo unire rigore scientifico e compassione, dati e speranza, ragione e sogno.

Ma più che piangerla, forse, il modo migliore per ricordarla è continuare il suo lavoro. Nei santuari africani da lei fondati, nei progetti educativi di Roots & Shoots, nella lotta per un pianeta più giusto e vivibile.

National Geographic Festival delle Scienze oltre 500 appuntamenti dall’ 8 al 14 aprile