
L’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretta da Manfred Honeck e con il pianoforte di Seong-Jin Cho, ha inaugurato il concerto del nuovo anno 2026 giovedì 8 gennaio alle ore 20, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, per celebrare l’apice del Romanticismo musicale
Il concerto diretto da Honeck sarà replicato il 10 e l’11 gennaio alle ore 18 e proseguirà con una tournée a Torino, venerdì 9 gennaio, all’Auditorium Giovanni Agnelli – Lingotto Musica, alle ore 20.30. L’evento ha l’obiettivo di offrire al pubblico un percorso tra fiaba, passione e vitalità popolare, esaltando il virtuosismo dei solisti e la forza interpretativa dell’orchestra.

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Manfred Honeck pianoforte Seong-Jin Cho
Weber Oberon: Ouverture Čajkovskij Concerto per pianoforte n. 1 Dvořák Sinfonia n. 8
©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Pasqualini/MUSA
Il concerto inizia con Oberon: Ouverture, un brano sofferto dal compositore per aver potuto apprezzarne poco l’esecuzione, essendo la prima al Covent Garden di Londra nel 1826, pochi mesi prima della morte di Carl Maria von Weber. I primi brani dei concerti abbracciano sempre la difficoltà di far calare il pubblico nella giusta atmosfera, lasciando fuori il mondo, cosa che viene conquistata successivamente. Ebbene, questi dieci minuti di ouverture hanno la capacità immersiva dell’assoluto: il pubblico resta rapito, sospeso tra meraviglia e ascolto attento, come se il tempo si fosse fermato.
La serata prende quindi il volo con Concerto n. 1 in si bemolle minore per pianoforte e orchestra op.23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, con al pianoforte Seong-Jin Cho. L’immobilità dell’Orchestra e del maestro Honeck onorano, in alcuni attimi, l’esecuzione al pianoforte di Cho, immerso nelle note nere e bianche della tastiera del pianoforte a coda, mentre ogni passaggio trasmette intensità e lirismo.

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Manfred Honeck pianoforte Seong-Jin Cho
Weber Oberon: Ouverture Čajkovskij Concerto per pianoforte n. 1 Dvořák Sinfonia n. 8
©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Pasqualini/MUSA
La transizione da Weber a Čajkovskij diventa così un vero viaggio emotivo: dalla fiaba tedesca alla passione russa, con il pubblico catturato dalla tensione, dai contrasti e dalle esplosioni di colore orchestrale.
Il finale dell’Allegro con spirito, sostenuto dagli archi, timpano e pianoforte è accolto da un caloroso applauso. L’Andantino semplice e l’Allegro con fuoco seguono come un susseguirsi di contrasti sapientemente calibrati, sotto la direzione precisa e impeccabile di Honeck, che ancora una volta conferma il suo carisma.
Richiamato più volte dagli applausi Seong-Jin Cho omaggia il pubblico con un bis eseguendo un valzer di Chopin.

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Manfred Honeck pianoforte Seong-Jin Cho
Weber Oberon: Ouverture Čajkovskij Concerto per pianoforte n. 1 Dvořák Sinfonia n. 8
©Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Musacchio, Pasqualini/MUSA
La seconda parte del concerto, è dedicata alla melodia unica di Antonín Dvořák la Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88, di ispirazione popolare. Qui la libertà di esecuzione, più controllata nella prima parte, percorre una strada personale, in cui ogni elemento prende corpo autonomo e tutt’uno con il resto dell’Orchestra. Honeck dirige con grandi movimenti fluidi che oscillano dal pizzicato all’ensemble unico, in cui ogni strumento domina e fluttua. Dal lirismo degli archi alla vitalità dei fiati, ogni momento rafforza l’idea di un percorso emotivo coerente: dalla fiaba, alla passione, alla solarità gioiosa che chiude il concerto.
Allegretto grazioso è un intimo valzer che fin dalle prime note trasporta idealmente lo spettatore, mentre Dvořák mostra la sua dote di entrare nell’animo umano passando per un linguaggio apparentemente semplice “popolare”. È proprio la scelta di lasciare la sinfonia nel secondo tempo del concerto a far emergere appieno l’unicità della sua scrittura. Allegro ma non troppo conclude la serata con la fanfara che verrà poi ripresa e si passa da un valzer a una marcia.
In conclusione la Sala Santa Cecilia, piena fino alla più alta galleria, ha accolto e restituito con calore una serata di grande intensità musicale, suggellando un concerto capace di unire rigore interpretativo, coinvolgimento emotivo e profonda partecipazione del pubblico.
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