Dreams di Michel Franco con Jessica Chastain e Isaác Hernánde dal 20 Novembre al cinema distribuito da Fandango, una produzione Teorema in coproduzione con Frecce Films, Ar Content, Easter Film Invest
Con Dreams, presentato alla 20ª Festa del Cinema di Roma (Rome Film Fest) nella sezione “Best of 2025” Michel Franco prosegue la sua indagine sulle crepe silenziose del privilegio e sulla fragilità dei legami umani, costruendo un film che funziona come un duetto emotivo: misurato, teso, spesso feroce nella sua delicatezza. Franco, che negli anni ha affinato uno sguardo chirurgico sulle dinamiche sociali, qui sceglie di restringere ancora di più il campo, concentrando la tensione su due corpi, due mondi e due solitudini destinate a scontrarsi.
Al centro del racconto c’è Fernando, interpretato da Isaac Hernández, star del balletto internazionale al suo primo grande ruolo da protagonista cinematografico. La sua fisicità, elegante e scolpita, diventa immediatamente linguaggio: Fernando non parla solo con le parole, ma con il corpo, unico vero mezzo di espressione.

Un film intenso in cui l’arte prevale, il corpo del ballerino è il mezzo di espressione, il mezzo con cui il ragazzo comunica e ama Jennifer (Jessica Chastain), attratti entrambi da qualcosa oltre loro, una chimica, un corrispettivo di anime che si trovano nelle loro solitudini.
La sua ambizione si scontra con la precarietà dell’essere immigrato: un sogno, Dreams, da inseguire senza tregua, tra fughe, rischi e ostacoli continui.
Dall’altro lato del palcoscenico troviamo Jessica Chastain, che dà vita a Jennifer, filantropa dell’alta società americana, ricca, affermata e sola, una donna abituata al controllo che si ritrova vulnerabile davanti all’irruzione di Fernando nel suo mondo regolato e brillante. Tra i due nasce un legame che non rispetta categorie prestabilite, non è semplice passione, non è solo dipendenza emotiva. È una forza che li trascina uno verso l’altra, attratti da qualcosa sopra di loro, un’alleanza fragile che si nutre di mancanze e desideri complementari.

La differenza d’età diventa un elemento tematico ricorrente. Franco non la utilizza come elemento sensazionalistico, ma come specchio sociale: il pubblico è chiamato a interrogarsi su chi è legittimato ad amare chi, e perché certi rapporti siano accettati quando gli schemi di genere si invertono. Ma non è il denaro: è solo la passione pura e i due corpi che portano avanti il film nella ricerca di un sogno dalle diverse sfaccettature tra i due protagonisti.

La relazione diventa così un prisma attraverso cui Franco osserva non solo le dinamiche personali, ma anche quelle sociali e geopolitiche: il rapporto tra Stati Uniti e Messico, il peso dei confini fisici e interiori, la tensione tra privilegio e talento. Un film in cui il sogno si declina diversamente per ciascuno dei due personaggi, ma che li unisce in un equilibrio impossibile da mantenere.
Tecnicamente, il lavoro è sostenuto da una troupe che amplifica l’intenzione del regista: la fotografia di Yves Cape lavora su contrasti sottili, la scenografia di Alfredo Wigueras costruisce ambienti che riflettono i personaggi, mentre il montaggio firmato da Franco e Oscar Figueroa Jara mantiene una tensione emotiva costante, priva di scorciatoie.
Se Memory esplorava la perdita, Dreams indaga l’illusione: quel momento in cui il desiderio sembra più reale della realtà stessa. E come spesso accade nel cinema di Franco, il confine tra dono e manipolazione, tra affetto e bisogno, rimane volutamente ambiguo. La danza dei corpi fisici, emotivi, sociali diventa la vera architettura del film.
Con Dreams, Michel Franco aggiunge un tassello importante alla sua filmografia, un’opera viscerale, elegante e inquieta, che mette in scena non solo l’incontro tra due mondi, ma anche la possibilità, forse illusoria, forse essenziale, di trovare qualcuno che risuoni nella nostra stessa solitudine.







