Home Musica Daniele Silvestri incanta Roma,“Il Cantastorie recidivo” tra musica, memoria e impegno civile

Daniele Silvestri incanta Roma,“Il Cantastorie recidivo” tra musica, memoria e impegno civile

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Daniele Silvestri- Auditorium Parco della Musica, Roma 5 settembre 2025 @auditoriumparcodella musica
Daniele Silvestri ha omaggiato Roma con 31 repliche e poi attraversato l’Italia durante l’estate, cambiando pelle ogni volta e inanellando un sold out dopo l’altro. Ora, “Il Cantastorie recidivo”, lo spettacolo, nato per festeggiare i suoi 30 anni di carriera, è tornato nella capitale per quattro serate speciali, il 2, 3, 4 e 5 settembre 2025, sul palco dell’Auditorium Parco della Musica per il Roma Summer Fest

Noi eravamo presenti alla serata conclusiva del 5 settembre, e vi raccontiamo un live che è stato molto più di un concerto: un viaggio emotivo, narrativo e politico lungo tre decenni di musica, ma anche lungo trent’anni di storia collettiva italiana: “Il Cantastorie recidivo” Daniele Silvestri.

L’ingresso è affidato a Banalità, 1996 brano simbolico e disarmante nella sua lucidità, che apre la porta a una narrazione sincera, personale e politica. Daniele non canta soltanto: dialoga con se stesso, riflette, si mette a nudo. Mi persi, 2007, dice, con dolce ironia, e da lì inizia il racconto.

Presenta la sua superband come una famiglia d’arte: Gianluca Misiti alle tastiere, con lui da 31 anni; Marco Santoro, multistrumentista dalla “testardaggine calabrese”; e Piero Monterisi, batterista dei tempi di Sanremo ‘95, quando Silvestri fu presentato da Pippo Baudo e si nascose dietro le parole, i cartelli, dell’Uomo con megafono, ma capì che quel mestiere, sì, poteva davvero farlo.

Il palco, oggi, arredato come uno studio di registrazione, con lampade, pupazzi e tavolini, diventa casa, rifugio e teatro. Si susseguono brani storici come Il talento dei gabbiani, 2023 e Strade di Francia, 1996 in un flusso continuo di suoni e parole.

Accanto a lui, anche Daniele Fiaschi alla chitarra elettrica, Gabriele Lazzarotti al basso e José Ramon Caraballo Armas alle percussioni, a costruire un suono pieno e vivo, che riceve un’ovazione del pubblico.

Silvestri non si limita a cantare: racconta, evoca, riflette. Parla del viaggio come metafora esistenziale, come opportunità di apertura, di empatia: “La cosa bella del viaggiare è che è facile sentirsi a casa. Ma crescendo ci insegnano ad alzare muri. E pensiamo che sia normale”.

Con La mia casa, 2016 invita a guardare il mondo dall’alto, a cercare un senso anche nel caos. “Riuscire a trovare un equilibrio è il segreto. Certo, bisogna essere degli acrobati”.

Lo spettacolo è scandito da cambi di scaletta e cambi di chitarra. Con Quali alibi, 2016 Daniele ci porta in “zone di guerra”, dove i bambini continuano a giocare anche sotto le bombe – bombe costruite da noi. È un atto d’accusa lucido, potente.

L’ospite della serata: Willie Peyote (la prima sera c’è stato DJ Energy mentre nella seconda Virginia Raffaele) un talk, un dialogo tra amici sul palco.

Poi arriva uno dei momenti più forti della serata: Stop War. Prima ancora di iniziare a cantare, vengono distribuiti dei cartelli con la scritta “STOP WAR” al pubblico, che li solleva in silenzio, trasformando la cavea in un unico grido muto e potente contro ogni conflitto.

Ma non finisce qui. Le luci si abbassano, i monitor si accendono: parte un collegamento video e audio in diretta con Lorenzo, giornalista freelance a bordo della Flottilla, in navigazione verso Gaza. La connessione è fragile, ma le sue parole arrivano chiare: racconta la tensione della missione umanitaria, il senso profondo di esserci, di testimoniare. Gli occhi del pubblico si fanno lucidi.

Silvestri ascolta in silenzio, poi lo ringrazia. E il pubblico esplode in un applauso lungo e commosso. È uno dei momenti in cui la musica cede il passo alla realtà. Un collegamento simbolico e potentissimo: dal palco di Roma al mare della speranza. Una dedica a Gino Strada.

Il concerto si fa ancora più profondo quando Silvestri interpreta Cara, 1980 di Lucio Dalla. “Che cosa ho davanti…”: le parole si fanno carne, emozione pura. Una scelta raffinata e struggente, per ricordare uno dei padri spirituali della musica d’autore italiana.

Subito dopo, un passaggio tenero e ironico dedicato a Renato Zero, figura imprescindibile della romanità musicale, evocato con rispetto e affetto. Infine, l’omaggio più solenne: quello a Paolo Borsellino, simbolo di giustizia, coraggio e integrità. Silvestri lo ricorda con poche parole, lasciando che il silenzio dica il resto. E anche in questo, si conferma voce civile e necessaria del nostro tempo.

Ma il pubblico non è pronto per i saluti. Lo richiama a gran voce. E Silvestri risponde. Una, due, tre volte. È quasi mezzanotte quando i bis si susseguono, tra nostalgia, sorrisi e ovazioni.

Ogni canzone in più è un regalo, un abbraccio collettivo. Il pubblico canta, applaude, si commuove. Silvestri sembra voler salutare uno per uno gli spettatori, con lo sguardo, con le note, con il cuore.

E quando finalmente le luci si abbassano per l’ultima volta, resta nell’aria quella sensazione rara e preziosa che solo i grandi spettacoli sanno lasciare: quella di essere stati parte di qualcosa di vero, di condiviso, di necessario.

“Il Cantastorie recidivo” non è solo una celebrazione di carriera per Daniele Silvestri. È una mappa sentimentale e politica dell’Italia degli ultimi trent’anni.

Daniele Silvestri non canta per il pubblico. Canta con il pubblico. E Roma, anche questa volta, ha risposto con tutto il cuore.

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