Questa mattina, martedì 4 novembre 2025, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate è stata celebrata con la consueta solennità al Vittoriano, in Piazza Venezia
Un’edizione segnata da un sentimento di profondo raccoglimento: la tragedia del crollo della Torre dei Conti ai Fori Imperiali, costata la vita all’operaio Octay Stroici, ha imposto modifiche al programma ufficiale e un tono più sobrio alla cerimonia.
È stata un’occasione unica poter partecipare di persona all’evento, grazie al coordinamento del Segretario Generale ANCEP Damiano Iannizzotto.
Il cielo di Roma si è schiarito lentamente, regalando una meravigliosa giornata di sole che ha incorniciato la bianca monumentalità del Vittoriano.
L’emozione ci ha fatto arrivare molto presto: alle 6.30 eravamo già sul posto, dopo un rendez-vous in un caffè vicino, pronti a vivere un momento di altissimo valore civile e simbolico.
Nemmeno il pizzicore freddo sulle guance ha fermato l’entusiasmo. Abbiamo assistito alle fasi preparatorie: gli arrivi, gli schieramenti, il dispiegarsi ordinato delle bandiere.
Alle 8.49, le note dell’Inno di Mameli hanno troneggiato sull’Altare della Patria durante le prove, mentre la fiaccola del Milite Ignoto ardeva costante. Poco dopo, gli schieramenti si sono disposti definitivamente, pronti per l’inizio della cerimonia.
I Corazzieri hanno preso posizione con passo solenne, mentre le forze dell’ordine e le rappresentanze militari completavano l’allineamento. Alle 9.00 in punto, il cerimoniale ha preso forma: con il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, il Presidente del Senato, Ignazio La Russa e la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto dal solenne comando: «Onori al Presidente della Repubblica!».
Il silenzio della piazza è stato rotto solo dal suono dell’inno nazionale e dal lento frusciare delle bandiere nel vento, mentre la corona d’alloro veniva deposta al Sacello del Milite Ignoto.
La cerimonia è stata breve ma intensissima, scandita da momenti di profondo simbolismo. Il cuore dell’evento è stato l’omaggio alla Tomba del Milite Ignoto, il monumento che racchiude la memoria di tutti i soldati italiani caduti senza nome durante la Prima Guerra Mondiale.
Il Milite Ignoto fu scelto nel 1921 tra undici salme non identificate provenienti dai principali campi di battaglia. La madre di un soldato disperso, Maria Bergamas, fu chiamata a compiere la scelta: si inginocchiò davanti alla decima bara, segnata poi come quella del “Figlio d’Italia” sconosciuto ma amato da tutti.
Da quel giorno, la tomba, posta al centro dell’Altare della Patria e vegliata da due militari in armi, è divenuta il simbolo del sacrificio collettivo e dell’identità nazionale.
Durante la cerimonia di oggi, il Presidente Mattarella ha deposto la corona d’alloro proprio davanti al sacello, in un silenzio assoluto, rotto solo dal suono del silenzio d’ordinanza e dal vibrare del tricolore al vento.
Pur in forma ridotta e nel rispetto del lutto cittadino, le Frecce Tricolori hanno comunque reso omaggio alla ricorrenza con un passaggio ufficiale su Ancona alle 12.30, dove nel pomeriggio si è tenuta la cerimonia nazionale conclusiva.
Un gesto di continuità e speranza, che ha simbolicamente unito il Nord e il Centro Italia nel segno del tricolore e della memoria condivisa.
Quest’anno, la celebrazione ha assunto un valore ancora più profondo.
La memoria dei caduti per la Patria si è intrecciata con il ricordo di chi ogni giorno lavora per preservare il patrimonio storico del Paese.
L’assenza del sorvolo diretto sul Vittoriano e la scelta di mantenere un tono sobrio hanno reso l’atmosfera ancora più intensa: meno spettacolo, più raccoglimento.
L’Altare della Patria è apparso in tutta la sua maestà, avvolto da una luce limpida e calda. Le uniformi schierate, i vessilli al vento e la compostezza dei presenti hanno restituito l’immagine di un Paese unito nel ricordo e nella gratitudine.
La cerimonia del 4 novembre 2025 al Vittoriano è stata un inno alla memoria, alla responsabilità e all’unità nazionale. Un evento che ha intrecciato la storia e l’attualità, ricordando che onorare i caduti significa anche proteggere la vita e la dignità del lavoro oggi.
Roma, nella luce di una mattina d’autunno, ha offerto ancora una volta il volto migliore della Repubblica: quello della solidarietà, del rispetto e dell’identità condivisa.
Un giorno che resterà impresso negli occhi e nel cuore di chi ha avuto il privilegio di esserci.







