Brokeback Mountain – A play with music, tratto dal racconto di Annie Proulx, arriva al Teatro Quirino dal 13 al 18 gennaio in una produzione di Teatro Carcano, Altra Scena & GF Entertainment, Accademia Perduta Romagna Teatri per raccontare l’amore impossibile tra Jack ed Ennis nell’America rurale degli anni Sessanta
Vent’anni dopo il film di Ang Lee, Brokeback Mountain arriva sui palcoscenici italiani come play with music, tratto dall’adattamento teatrale di Ashley Robinson, scegliendo la via dell’essenzialità e dell’emozione controllata. La regia e l’adattamento italiano di Giancarlo Nicoletti evitano ogni confronto diretto con l’iconografia cinematografica per concentrarsi su ciò che resta: una storia d’amore impossibile, compressa dal peso di una società che non ammette deviazioni dalla norma.
Bellissima la scenografia di Alessandro Chiti, che apre lo spettacolo tentando, e riuscendo, a ricreare la sensazione della montagna attraverso tagli diagonali della scena. La struttura consente agli attori di salire e scendere, superando le dimensioni canoniche del palcoscenico e suggerendo subito un altrove fisico ed emotivo. Sullo sfondo, le proiezioni e le luci di Giuseppe Filipponio prendono forma in triangoli disposti su piani diversi, restituendo una profondità simbolica che allude alla vastità e all’isolamento del paesaggio.
È la voce di Malika Ayane a dare il via allo spettacolo: muovendosi sulla scena, cantando vocalizzi mentre sale simbolicamente la montagna, diventa presenza evocativa più che personaggio, anima sonora di un racconto che si fa subito memoria e desiderio. Un’estate, una montagna, due cowboy: Jack, Ennis e una tenda bianca che staglia lo spazio scenico, rendendo l’intimità possibile e immaginabile, fragile e provvisoria.
Mimosa Campironi, attrice che il pubblico conosce per le sue interpretazioni shakespeariane al Globe Theatre, si confronta con un personaggio che sembra limitarne l’espressività abituale: una prova misurata e corretta, in cui il testo non le consente di sprigionare quella forza scenica che le è propria. Sofferto anche l’inizio dello spettacolo, troppo tecnico e con i due cowboy ancora poco calati nei personaggi, come se la costruzione formale prevalesse inizialmente sull’urgenza emotiva.

La situazione però si distende e trova la giusta corposità scenica e attoriale dopo la prima scena fisica tra i due protagonisti: da quel momento in poi il rapporto prende spessore, il conflitto emerge con maggiore chiarezza e la tensione emotiva diventa finalmente palpabile. Edoardo Purgatori e Filippo Contri costruiscono allora due figure segnate dalla repressione e dalla paura, affidandosi a un lavoro fatto di sguardi, silenzi e gesti trattenuti.
Dubbi e istinti si sovrappongono, mentre l’estate si porta via ciò che hanno vissuto: il tempo condiviso resta sospeso, destinato a non trovare spazio nella realtà. Il saluto finale, segnato dal ritorno alla vita quotidiana, è il momento in cui la realtà torna a dominare. La montagna resta alle spalle come luogo mitico e irraggiungibile, mentre il mondo esterno impone le sue regole e le sue rinunce.

Elemento centrale della messinscena è la musica dal vivo. Le composizioni di Dan Gillespie Sells, interpretate da Malika Ayane e accompagnate da una live band diretta da Marco Bosco al pianoforte — con Giacomo Belli alle chitarre e Giulio Scarpato al basso e contrabbasso — non hanno una funzione decorativa ma pienamente drammaturgica: ampliano lo spazio emotivo del racconto e danno voce a ciò che i protagonisti non riescono a dire, trasformando il suono in paesaggio e memoria.
Questa Brokeback Mountain teatrale non è solo il racconto di un amore negato, ma una riflessione più ampia sulla libertà, sull’identità e sul prezzo del silenzio. Uno spettacolo che sceglie la delicatezza come forma di verità e che, superate alcune incertezze iniziali, riesce a trovare una sua coerenza emotiva e narrativa, parlando con forza anche allo spettatore di oggi.







