Un acquazzone estivo romano aveva fatto temere il peggio, mettendo in forse l’inizio del concerto. Poi, alle 21, solo poche gocce residue hanno lasciato il cielo alla musica, mentre un pubblico impavido, seppur dubbioso, prendeva posto nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica. L’occasione era il concerto del Stefano Bollani Quintet, in scena domenica 13 luglio, proprio nella suggestiva cornice di Roma. Stefano Bollani, del resto, non è nuovo alla pioggia romana: sembra quasi che se la porti dietro, come una compagna fedele delle sue performance all’aperto
Ad aprire il concerto, le percussioni strepitose di Mauro Refosco che scalda immediatamente l’atmosfera con assoli potenti e trascinanti. Lo stesso Bollani non resiste e si lascia andare, ballando sul palco con entusiasmo. Il viaggio musicale prende vita tra le radici brasiliane di Refosco, la California di San Francisco e le nuove sonorità francesi.
“È solo il quarto concerto che facciamo insieme”, scherza Bollani con il pubblico, “ho scritto tutti i brani. Il bello è che non li ricordiamo neanche noi!”
A incantare la platea arriva poi Vincent Peirani alla fisarmonica: il suo suono, contaminato e brillante, si fonde con i legni che lo accompagnano in un brano di rara bellezza. Peirani ha saputo reinventare il suo strumento grazie a una visione musicale che abbraccia jazz, classica, world music e rock, qualità che gli sono valse numerosi riconoscimenti internazionali.
Dietro la batteria, Jeff Ballard si conferma uno dei musicisti più versatili del jazz contemporaneo. Formatosi con Ray Charles, è oggi una figura chiave della scena newyorkese.
Non poteva mancare un omaggio a Larry Grenadier, leggendario contrabassista a cui Bollani dedica il brano “Larry e the unknown”, titolo volutamente in inglese. Grenadier, considerato tra i massimi esponenti del jazz moderno, si distingue per un suono profondo e una sensibilità artistica unica.
Con grande generosità, Bollani introduce uno a uno i membri del quintetto, concedendo a ciascuno un momento di assoluto protagonismo. Uno spazio per esprimere il talento e l’identità musicale di ogni componente.
E infine, il buio sul palco si dissolve in una luce bianca, solitaria, puntata sul pianoforte. Un momento di raccoglimento, quasi un omaggio di Bollani a sé stesso, alla musica, e al pubblico che, nonostante la pioggia, non ha smesso di credere nel potere di un concerto.







