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L’esperienza in una base di ricerca in Antartide quanto è lontana da noi?

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La base di ricerca italo -francese Concordia in Antartide
Lavorare in Antartide ha delle similitudini con il “senso di reclusione” che stiamo vivendo, pur con obiettivi e modalità diverse. Come si sente l’essere umano quando non è libero? In questi giorni proveremo a narrare diverse situazioni, la prima è quella alla base di ricerca italo-francese Concordia

Abbiamo intervistato un tecnico donna (per suo desiderio rimane anonimo) che, per oltre dieci anni ha lavorato, per periodi alterni dai tre ai sei mesi, nella base di ricerca europea Concordia, questo forse potrà aiutarvi a trovare un po’ di conforto con la situazione che stiamo vivendo: non poter uscire di casa.

Concordia è una delle basi permanenti situate in Antartide, al suo interno i ricercatori eseguono studi di sismologia terrestre, climatologia, glaciologia ma la ricerca si orienta anche nel verificare l’adattamento degli esseri umani in condizioni climatiche estreme. La temperatura media esterna è di -40 gradi ma può scendere, nei mesi invernali, a -80. Le temperature estreme permettono di uscire solo dopo un’accurata vestizione, oltre a ciò fuori c’è il nulla.

Un momento all’esterno di Concordia
“La tua unica privacy era quando andavi a letto e chiudevi la tendina”.

I ricercatori soggiornano a Concordia prevalentemente nei mesi estivi, ove è sempre giorno, vivono in una realtà particolare, lavorano tantissimo e i ritmi giornalieri sono scanditi dai pasti perché perdere i riferimenti esterni è molto facile. In un posto così solitario, trovare un po’ d’intimità è quasi impossibile, essa è creata solo da una semplice tendina che chiude il letto e ripara dalla luce. Tutto è in comune, i bagni, gli spazi, tutto si condivide, anche lavare i piatti ed i momenti liberi.

Ci vuole raccontare il rientro in Italia dopo le sue permanenze anche di sei mesi a Concordia, qual è stato il primo impatto con la normalità?

“Quando rientri a casa la cosa che fa più effetto è la notte perché là era sempre giorno, è strano anche incontrare un animale e pensare di non saper più guidare una macchina. Si perde il senso dei soldi, ho perso più volte l’abitudine di pagare, mi è capitato in Italia di scordarmene per esempio uscendo da un bar…”

La sensazione di stare così isolati dal mondo con niente fuori come si può definire?

“L’ho sempre definita come -stare in mezzo al mare su una barca a vela- dove il ghiaccio diventa le onde del mare. La sensazione è un po’ quella, inoltre io lavoravo in sala radio quindi non uscivo mai. Stando tanto tempo in una base si affinano anche alcuni sensi, per esempio, mi occupavo delle osservazioni meteo e, quando guardavo dalla finestra, da come si muoveva la bandiera capivo quanti nodi c’erano ed erano quasi sempre giusti. Nell’isolamento acquisisci sensibilità per delle cose a cui di solito non pensi”. 

Il ghiaccio che “sembra le onde del mare”
Cosa avviene in una base di ricerca durante il giorno, cosa facevate?

“Dipende dai compiti, per esempio la sveglia per chi si occupa di logistica è molto presto, alle otto il capo base e il capo spedizione fanno la prima riunione per stabilire i lavori del giorno. Il personale, oltre ai compiti professionali veri e propri, se richiesto, doveva svolgere compiti anche manuali, connessi con le attività logistiche e di gestione della Spedizione come: carico e scarico dei materiali, guida dei mezzi meccanici, trasporto persone e merci, rifornimento combustibili, montaggio, smontaggio e manutenzione delle attrezzature oltre al rifornimento. Mentre i ricercatori svolgevano le loro attività di ricerca con orari scanditi dagli esperimenti”

Un paesaggio esterno dell’ Antartide
Ci sono anche momenti ludici?

“Sì certo, per esempio il 21 giugno c’è un’intera settimana di grande festa, in quanto si festeggia la MID WINTER, la festa di mezzo inverno, ed è tradizione che tutte le basi (ma non solo) si scambino gli auguri via radio o via e-mail anche con scambio di foto.

Cosa ricordi con un po’ di nostalgia di quei momenti in Antartide?

“Il silenzio. Senti solo il vento”.

Una visione “notturna” del paesaggio in Antartide